Un anno fa, esattamente il 20 febbraio 2020, veniamo a conoscenza del primo caso accertato di Covid-19.
A Codogno, in Bassa Lodigiana, è una dottoressa l’artefice di tutto, perché decide di non seguire i protocolli, scoprendo così l’esistenza del Paziente 1, il 38enne Mattia Maestri. Il giorno dopo, così, si registra il primo morto da coronavirus.
Un anno fa si riteneva che il coronavirus potesse essere lontano, ed invece ora, dopo un anno ed un giorno, facciamo i conti con una pandemia che ha stravolto le nostre esistenze.
Ieri, 20 febbraio, si è celebrata la prima Giornata Nazionale del personale sanitario, ma per chi vi scrive appositamente il giorno dopo, lo è per tutto l’anno.
“Il nostro sistema sanitario nazionale, pur tra le tante difficoltà, sta fronteggiando una prova senza precedenti e si dimostra più che mai un patrimonio da preservare e su cui investire, a tutela dell’intera collettività. Per queste ragioni rivolgo, a nome di tutti gli Italiani, un saluto riconoscente a tutto il personale sanitario ed esprimo commossa vicinanza ai familiari dei caduti per la salvaguardia della salute di tutti noi”.

Si è espresso così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel messaggio al Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Filippo Anelli, in occasione della prima Giornata Nazionale del personale sanitario.

Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario, socio assistenziale e del volontariato, dedicata ai camici bianchi scomparsi a causa del virus, dunque, proposta dal regista Ferzan Özpetek e dal paroliere Mogol, istituita dal Parlamento con una legge, approvata in via definitiva e all’unanimità, lo scorso 4 novembre per “onorare il lavoro, l’impegno, la professionalità e il sacrificio del personale medico, sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato nel corso della pandemia da Coronavirus nell’anno 2020″.

Anche Papa Francesco ha inviato il suo toccante messaggio: “In occasione della cerimonia in memoria dei medici, infermieri e personale sanitario deceduti a causa della pandemia desidero rivolgere loro un pensiero speciale, ricordando lo svolgimento generoso, e a tratti eroico, della loro professione vissuta come una missione. L’esempio di tanti nostri fratelli e sorelle, che hanno messo a repentaglio la propria vita fino a perderla, suscita in tutti noi viva gratitudine ed è motivo di riflessione. Di fronte a tanta oblatività, l’intera società è stimolata a testimoniare sempre più l’amore al prossimo e la cura degli altri, specialmente i più deboli. La dedizione di quanti, anche in questi giorni, sono impegnati negli ospedali e nelle strutture sanitarie è un vaccino contro l’individualismo e l’egocentrismo e dimostra il desiderio più autentico che abita nel cuore dell’uomo: farsi accanto a coloro che hanno più bisogno e spendersi per loro. Mi unisco spiritualmente a quanti sono riuniti al significativo evento commemorativo ed invio il mio benedicente saluto“.
Non ci sono parole per esprimere la gratitudine a queste donne, a questi uomini impegnati in prima linea, alle vittime tra i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari che hanno pagato con la vita.
Grazie infinite a tutte e tutti.
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