Il mercato del mondo del lavoro è in crisi. Dopo un positivo andamento, che era riuscito a risollevare con un recupero parziale dei posti di lavoro persi nel 2020, ci sono circa centomila occupati in meno, nel mese di dicembre.
La crisi colpisce particolarmente il mondo degli autonomi.
È l’Istat a fotografare questa situazione, che vede la diminuzione dell’occupazione del -0,4% rispetto a novembre, pari dunque a -101.000 unità.

Purtroppo sono, se non quasi esclusivamente donne, di tutte le età, a parte le ultra cinquantenni che sembrano mostrare un avanzamento.
Complessivamente il tasso di occupazione scende al 58% dal 58,9% di dicembre 2019.
La crisi c’è e si fa sentire, dunque, ed il numero di persone in cerca di lavoro è in aumento del +1,5%, pari a 34mila persone.
Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione sale al 9%, ossia +0,2 punti, quello dei giovani passa al 29,7%, +0,3.
A trovarsi in difficoltà in questa ultima crisi occupazionale sono specialmente le lavoratrici autonome, circa 79mila, globalmente sono 99mila su 101mila.
La pandemia da coronavirus ha evidenziato come il 74% delle donne durante il lockdown primaverile ha continuato a lavorare rispetto al 66% degli uomini, per garantire il servizio in quei settori a forte vocazione femminile: scuola, sanità, pubblica amministrazione.
Tra l’altro, con la chiusura delle scuole, quasi 3 milioni di lavoratrici con un figlio a carico con meno di 15 anni, il 30% delle occupate, si sono trovate a dover seguire i figli impegnati nella didattica a distanza.
In quei settori con un tradizionale bacino di impiego femminile la situazione è in rosso. È il caso del sistema ricettivo e ristorativo, dove le donne rappresentano circa il 50,6% dell’occupazione, e dei servizi di assistenza domestica, dove il lavoro femminile arriva all’88,1%. Un segnale negativo che vede il 44,2% delle perdite complessive dei posti di lavoro, e ben il 51% con riferimento proprio a quelli femminili.