Terza videoconferenza del Working Group delle Forze di polizia appartenenti ai Paesi europei maggiormente colpiti dalla pandemia.
Il progetto, co-diretto da Italia ed Europol, vuole rafforzare, attraverso una cabina di regia internazionale, la cooperazione delle forze di polizia nel contrasto ai crimini connessi alla diffusione della pandemia, in particolare nel campo dell’economia e quale minaccia per la sicurezza.
La strada è quella di definire un linguaggio comune e delle check list condivise per raccogliere i dati sulla criminalità post-Covid e definire rapidamente strategie di contrasto, sfruttando il vantaggio competitivo offerto dallo scambio delle informazioni.
Due i focus introdotti dal direttore esecutivo di Europol, Catherine De Bolle e dal vice direttore generale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Vittorio Rizzi: lo sfruttamento sessuale dei minori e l’inquinamento dell’economia da parte del dark money delle mafie.
«Stiamo attraversando la seconda ondata della pandemia e la criminalità organizzata non perderà occasione di approfittare della situazione per aumentare i suoi profitti, prendendo di mira i soggetti più deboli quali i bambini e le società commerciali indebolite dalla crisi economica» ha detto De Bolle.
Sono la «prevenzione e le analisi» le direttrici dell’azione – per il prefetto Rizzi – da seguire nel contrasto al crimine post-Covid. «Non possiamo aspettare le evidenze giudiziarie – ha detto il prefetto – ma dobbiamo arrivare prima. Dobbiamo impedire che le restrizioni dovute alla pandemia e la maggiore presenza in rete dei bambini, li renda vittime di pericolosissimi abusi criminali, così come dobbiamo impiegare tutte le nostre informazioni e risorse per scongiurare corruzione e infiltrazione nell’economia, già messa in crisi dalla pandemia».
Oltre all’Italia, ad Europol e ad Interpol, hanno partecipato Austria, Belgio, Francia, Germania, Olanda, Polonia, Spagna, Svizzera e Regno Unito.