“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Giov. 15, 13
Un grande amore basato su sani principi e valori deve aver spinto Fulvio Pulcinelli, una giovane Guardia di pubblica sicurezza (così venivano chiamati i poliziotti) a subire la fucilazione ad opera dei comunisti di Tito a Spalato.
Non era scappato, era rimasto in Questura, non aveva pensato a sé stesso, non era fuggito dalla sua responsabilità: aveva scelto il dovere. Senza scappare, senza accusare, Fulvio Pulcinelli ha servito la Patria, ha onorato la Polizia di Stato, la sua famiglia, la sua cittadina Fabrica di Roma.
San Paolo scrive che senza la Carità (Amore) “qualunque cosa io dovessi fare, anche il sacrificare la mia stessa vita, non avrebbe alcun valore, non servirebbe a nulla”.
Fulvio Pulcinelli tra il 19 ed il 24 settembre del 1943, lo ha dimostrato. Ha fatto una scelta, a soli vent’anni. Una scelta che lo ha portato alla morte insieme a 41 colleghi ed ostaggi.
Ieri è stato ricordato con una cerimonia fortemente voluta dall’Associazione Nazionale Polizia di Stato (Anps), curata dalla Sezione locale di Fabrica di Roma, rappresentata da Massimo Ricci. A Fulvio Pulcinelli, infatti, è stato intitolato il piazzale antistante il Cimitero.
Una cerimonia composta, nel rispetto delle norme anti-Covid-19, per rendere omaggio ad un poliziotto la cui carriera in Polizia, la sua stessa vita, si è infranta nella ferocia degli uomini di Tito, a Spalato. Responsabile, serio, fermo nei suoi principi, al punto di essere fucilato.
Un eroe, un vero eroe. Chissà a cosa pensava in quei terribili momenti in cui si compiva un gesto inaudito come quello della violenza dell’uomo su un altro uomo inerme, che non poteva difendersi. Stiamo parlando di una violenza che trova in ideologie malate una propria scusa, non una propria causa.
Fulvio Pulcinelli un eroe che ci lascia una grande eredità, una grande lezione di pace, di responsabilità, come sottolineato nei loro interventi dal sindaco di Fabrica di Roma, Mario Scarnati, il presidente nazionale Anps, Michele Paternoster, il Questore di Viterbo Massimo Macera. Interventi interessanti, mirati, ricchi di spunti di riflessione.
In un ‘Udienza generale del 2017 Papa Francesco ha affermato che “Chi invece accetta, è disponibile e serve gli altri, vive al modo di Dio: allora è vincente, salva sé stesso e gli altri, diventa seme di speranza per il mondo”.
Questo è stato e continua ad essere Fulvio Pulcinelli per tutti noi. Finché l’Associazione Nazionale Polizia di Stato, le Amministrazioni Comunali e persone come Maurizio Federici e Silvano Olmi del Comitato 10 Febbraio ed ovviamente la Sezione Anps Fabrica di Roma con l’appoggio del sindaco Mario Scarnati continueranno a tenere vivo il ricordo di esempi come questo di Fulvio Pulcinelli, avremo mantenuto la Memoria, il rispetto, ma anche la speranza.
La Memoria, il ricordo ed il rispetto, quindi, che lasciamo in eredità ai giovani, ci permetteranno di mantenere un mondo libero.
Ieri sul piazzale antistante il Cimitero erano presenti anche i nipoti di Fulvio Pulcinelli, alcune rappresentanze delle associazioni d’Arma. C’erano anche l’Anps Sezione Viterbo e di Tarquinia ed il Gruppo Volontari Sezione Anps Viterbo. Ma non solo, perché oltre al prefetto di Viterbo Giovanni Bruno, c’era il dr. Massimo Improta dirigente dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, il Comandante della Polizia Stradale di Viterbo David Michelazzo, il ten. col. Pierugo Todini del Comando Provinciale Carabinieri Viterbo ed il col. Andrea Pecorari del Comando provinciale Guardia di finanza.
La prestigiosa Fanfara della Polizia ha offerto ai presenti alcuni momenti musicali molto apprezzati.
Fulvio Pulcinelli un eroe del quotidiano che ha fatto la differenza che ha servito la Patria in un momento critico, con la sua coraggiosa testimonianza, per il prossimo, fino all’atto estremo: la morte subita da feroci criminali.
Galleria fotografica a cura di Rita Del Bianco









