Nicola Calipari, l’eroe del nostro tempo sepolto al Cimitero del Verano

Una tomba dove riposa in pace un uomo di alto valore morale e preparazione, un servitore dello Stato, un superpoliziotto: Nicola Calipari.

Dal 2008 è sepolto al Cimitero monumentale del Verano, a Roma, in un’area resa possibile grazie a Walter Veltroni e a tutto il Consiglio comunale di Roma.

Tomba di Nicola Calipari, Cimitero del Verano, Roma

Una sorta di tubo in travertino, lo stesso dell’Ara Pacis, serba con cura, nel silenzio avvolgente, la salma di un agente segreto italiano.

Il suo nome è legato indissolubilmente a quello di una connazionale, la giornalista inviata de Il Manifesto, Giuliana Sgrena. Il 4 marzo 2005 alle 20:55,infatti, Andrea Nicola Calipari, il capo dell’intelligence italiana in Iraq, muore colpito da una pallottola alla testa, mentre sta accompagnando all’aeroporto di Baghdad, la giornalista rapita un mese prima, dalla Jihad islamica, all’uscita della moschea.

Le ha fatto scudo con il suo corpo, senza esitare. L’Italia perde così, uno dei suoi uomini migliori, un generale di divisione che aveva trattato per la liberazione di Giuliana Sgrena. 

Calipari a bordo di una Toyota, guidata da un agente del Sismi, accompagna la donna al Falcon dei servizi, che li avrebbe riportati in Italia.

Ma il loro viaggio è interrotto all’altezza del  posto di blocco 541, proprio sulla strada che collega il centro di Baghdad allo scalo. 

È un presidio mobile americano con l’addetto alla mitragliatrice, il soldato Mario Lozano. È lui che spara. 

L’inizio della fine per Nicola Calipari, nato a Reggio Calabria il 23 giugno 1953, sposato e padre di due figli. Una laurea in giurisprudenza, uno scout da giovane  che nel 1979 entra in Polizia iniziando quella che diventerà presto, una brillante carriera investigativa. Calipari capo della Squadra mobile di Cosenza, funzionario della Squadra narcotici a Roma, capo della sezione criminalità organizzata, funzionario presso la Criminalpol e presso lo Sco, ossia il Servizio centrale operativo. Successivamente, nel 2002, entra nei servizi segreti: è il vice direttore operativo del Sismi. Un esperto, insomma, un uomo che usava la forza dell’intelligenza e non quella fisica, garbato e preparato, uno ‘sbirro gentile’. È lui  che conduce in Iraq la trattativa per il rilascio di due volontarie italiane, Simona Pari e Simona Torretta. E non solo. 

La triste, quanto dolorosa, vicenda di Nicola Calipari, ucciso dalle raffiche di “fuoco amico”, rappresenta un  caso per il quale giustizia non è mai stata fatta.

Anche quest’anno, presso gli uffici della Questura di Roma è stato ricordato con una cerimonia, alla quale ha partecipato il capo della Polizia di Stato, il prefetto Franco Gabrielli. Come riportato dal sito della Polizia, Franco Gabrielli si è espresso così:  “Ho avuto la fortuna di incrociare Nicola quando ero dirigente della Digos a Roma  nella mia carriera ho sempre guardato ai colleghi più grandi, di età e di esperienza. Nicola era uno di quei colleghi. Mi ha fatto comprendere l’importanza della dignità. Non l’ho mai sentito recriminare contro qualcuno. Era un collega sempre all’altezza del proprio ruolo. Mi ha insegnato il rispetto ed il senso di responsabilità, il senso del dovere, il senso di appartenenza, che caratterizzano la nostra comunità. Nicola è, ancora oggi, un esempio che rappresenta un punto imprescindibile della mia vita personale e professionale”.

C’è stata una commissione d’inchiesta congiunta tra Stati Uniti ed  Italia che è giunta, però, a conclusioni contrapposte: per gli Usa, il marine che ha sparato i colpi che hanno portato alla morte di Nicola Calipari, ha rispettato le cosiddette regole d’ingaggio, per la magistratura italiana è, invece, colpevole di omicidio volontario. Una sentenza della Corte di Cassazione nel  2008, alla fine, ha confermato la ‘non giudicabilità’ di Lozano. Fiumi di parole sono stati scritti in questo anni tra polemiche, amarezze e nessun colpevole.

Nicola Calipari lascia una moglie, Rosà Villecco, due figli Silvia e Filippo. Tornerà in Italia in una bara, avvolto nel Tricolore.

È al Cimitero del Verano, lui, l’eroe italiano che ha fatto scudo con il suo corpo a Giuliana Sgrena, testimoniando fino all’ultimo quell’esserci sempre e quel ‘Polizia vicino alla gente‘, fino all’estremo sacrificio. Il sacrificio di un funzionario di Polizia, simbolo ed eroe per noi e per le generazioni a venire.

Foto di Nicola Calipari tratta dal web

 

 

 

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