Un ecosistema virtuoso. Si tratta rivalorizzare capi di abbigliamento ed accessori che non si usano più, ma che sono in ottime condizioni. È la felice idea di
Armadio Verde, la community italiana. Parliamo di più di 500.000 nel 2019, con l’eliminazione di 44 tonnellate di rifiuti tessili. Non male davvero questa sharing economy, che ha creato un mercato sostenibile dell’usato, in grado di contenere gli sprechi.
Praticamente trova il suo fondamento sull’economia circolare, capace di mettere in atto una sorta di ecosistema virtuoso tra chi compra e chi vende.
Insomma, se volete acquistare dei capi, bisogna inviare i vestiti che non si usano più che, successivamente, questi vengono valutati ed in cambio si ottiene una moneta virtuale, chiamata la “stellina”, che permette di acquistare, sempre sul sito, i capi che hanno inviato gli altri utenti.
A fondare Armadio Verde sono stati Eleonora Dellera e David Erba, semplicemente per evitare che si acxumulino i vestiti negli armadi.
Tutto è nato nel 2015, quando i vestiti dei loro figli, tra i quali molti nuovi, avevano invaso l’armadio: praticamente da un’esigenza personale, comune a tutti.
I capi vengono poi correlati di foto, descrizione, misure e prezzo, anzi, stelline appunto, perché sono la moneta ‘virtuale’ della community,alla quale vengono aggiunti pochi euro.
Entrando a far parte della Community si ricevono, come benvenuto, 100 stelline che aumentano ogni volta che si inviano i propri articoli.
L’iscrizione è gratuita, poi basta preparare uno scatolone con i vestiti, in ottimo stato e prenotare il ritiro gratuito. Una volta arrivato a destinazione, Genova, viene valutato ogni articolo e messo sul sito.
Inoltre, quei vestiti che non possono essere pubblicati sul sito, sono donati alle onlus che provvederanno a distribuirle ai bambini.
Foto tratte dal web
