Prisco Palumbo, il poliziotto ucciso dai terroristi NAP che studiava per diventare vice brigadiere

Questura di Roma, 14 dicembre 1971. All’ultimo momento un cambio turno nei servizi: l’agente di Polizia Prisco Palumbo sostituisce un collega. È il suo ultimo servizio. Viene assassinato, mezz’ora dopo la sua licenza – premio a soli  24 anni, in  un attentato terroristico organizzato dal “Nucleo Armato 29 ottobre”, colonna romana dei “Nuclei Armati Proletari”.

Erano gli anni di piombo, dove belve umane chiamate terroristi uccidevano,  per colpire gli uomini dell’antiterrorismo.

Prisco Palumbo guidava l’auto di scorta del vicequestore Alfonso Noce, allora responsabile responsabile dei Servizi di sicurezza per il Lazio. Vengono assaliti da un commando dei Nuclei Armati Proletari con un furgone, dal quale scendono ed iniziano a sparare. L’agente di P. S. Prisco Palumbo viene raggiunto da un colpo di mitra alla tempia. Morirà mentre è ancora al volante dell’auto di servizio.
Lascia i genitori, una sorella e la fidanzata Gaetana, che aspettava un bambino e con la quale si sarebbe dovuto sposare in aprile.
Il giovane agente era entrato  in Polizia a diciannove anni. Nel 1971 si trasferisce a Trieste dove frequenta la Scuola Allievi. Successivamente, viene assegnato a Caserta e poco dopo trasferito alla Questura di Roma. Un ragazzo garbato  di Nocera Inferiore, che viveva nella caserma Massaua al Nomentano e si stava preparando al concorso per Vice brigadiere.

Nel terribile scontro del 14 dicembre restano feriti il vicequestore Noce ed un altro agente della scorta.
Uno dei terroristi, Martino Zicchitella, quarantenne con molti anni trascorsi in carcere, anche in quello di Viterbo, rimane ucciso.

Grazie alle indagini della dopo alcuni anni vengono individuati alcuni dei responsabili dell’attentato, tra i quali Raffaele Piccinino, Ernesto Grasso, Sebastiano Cerullo e Giovanni Gentile Schiavone. Tutti gli imputati arrestati vengono  condannati all’ergastolo.

Foto tratta dal web

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