È la patrona dei panettieri e degli ospedalieri, proclamata Santa da Papà Gregorio IX nel 1235, la Chiesa la ricorda il 17 novembre: santa Elisabetta d’Ungheria.
Duchessa, fidanzata a soli 4 anni con Ludovico IV duca di Turingia, madre di tre figli, si dedicò alla vita ascetica e caritatevole.
A suo nome sono intitolate numerose comunità di terziarie francescane dedite alla cura degli ammalati, presso gli ospedali, sull’esempio di questa donna impegnata concretamente nelle opere di carità. Tra le principali, le terziarie francescane elisabettine, le suore francescane elisabettine e le suore terziarie francescane elisabettine.
Considerata da San Giovanni Paolo II uno “splendido esempio per tutti i cattolici, per gli operatori di giustizia sociale “, a Viterbo si venera la reliquia della sua testa, nella basilica di san Francesco alla Rocca. Una sensazionale scoperta dovuta grazie allo studio ed all’impegno di un frate minore conventuale, padre Ernesto Piacentini, già Presidente della Commissione BB Culturali della Provincia Romana dei Frati Minori Conventuali.

Una ricerca lunga ed accurata condotta sia in Italia che all’estero in collaborazione degli esperti dell’ Accademia Nazionale delle Scienze Ungherese, che ha messo fine definitivamente alle polemiche con Besancon, Bogotà e Vienna, che hanno rivendicato il possesso della ” vera testa” della Santa.

I viterbesi, invece, hanno sempre dato per certa l’appartenenza del “caput S.ae Helisabeth, theca argea opertum” venerato in Basilica da tempo immemorabile. Tutto questo scaturisce proprio dal ritrovamento di un documento custodito nell’archivio segreto vaticano, contenente la relazione di una visita apostolica del 1583 che, secondo i frati, confermerebbe l’ipotesi che la reliquia conservata da secoli è proprio il capo della Santa.
Elisabetta d’Ungheria muore a soli 24 anni, il 17 novembre 1231 ed il 26 maggio 1235 Papa Gregorio IX, descrivendola come “l’espressione della sofferenza più eroica e della carità cristiana”, la proclama santa. Mentre in Turingia viene effettuata nel 1236 la ricognizione del suo corpo, per poi traslarlo nella chiesa di Marburg a Lei dedicata, a Viterbo ne viene aperto il culto per volere di Papa Gregorio IX. Nel corso degli anni però la devozione subisce un calo d’interesse e dopo un trionfale pellegrinaggio in Abruzzo nel 1960, la reliquia rimane nascosta in un armadio ed esposta al culto solo nei giorni della festa.

Attualmente, dunque, questi resti del capo si trovano in un reliquiario. Si tratta di “un osso frontale non completo, due ossa parietali non in perfette condizioni. Mancano frange ossee ed a contatto della calotta callosa ci sono 24 pezzi d’osso; nessun osso della parte anteriore dell’occipite, della fronte, della parte basale e mandibolare. Nessun pezzo d’osso può essere congiunto dall’altro”. Comunque è buona la conservazione.
Sul culto di santa Elisabetta c’è sempre stato un notevole interesse non solo per le sue reliquie fatte dall’olio, che venne raccolto nella sua riesumazione del 1235, quando all’apertura della sua tomba un delizioso profumo di fiori proveniva dal corpo incorrotto della Santa con le braccia a croce sul petto, sia perché nel 1539 viene profanata davanti a circa 2000 persone, la sua tomba dal Duca Filippo di Hesse, suo antenato, passato al Luteranesimo.
Santa Elisabetta d’Ungheria è un grande esempio di solidarietà ed amore verso i più bisognosi, una santa attuale, venerata anche perché dopo la sua morte, proprio per sua intercessione risultano guarite e soprattutto resuscitate diverse persone. Infatti, nella Relatio miraculorum «Incipiunt miracula sancte Elyzabet» si evidenziano tre risurrezioni.
Ancora oggi, dal reliquiario conservato nella Basilica di san Francesco, continua ad indicare la via per un cammino di consapevolezza degli impegni verso l’altro.
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