Per riflettere prima della Messa: VI Domenica del Tempo Ordinario, 8 febbraio 2026 – Anno A
Una legge nel cuore MT 5,17-37
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. […]».
Questo brano del Vangelo di Matteo ci fa ritrovare nel bel mezzo dello sviluppo del “discorso della montagna” con un duplice cammino da percorrere nella fedeltà: da una parte il Maestro chiarisce il suo rapporto con la legge di Mosè, dall’altra offre sei antitesi (“è stato detto… ma io vi dico”) per significare concretamente il superamento della legge divina in vista della nuova obbedienza al volere divino.
“Sono venuto non per abolire, ma per dare compimento”. Dunque nessuna abolizione o cancellazione di tutto ciò che era stato legiferato in precedenza, ma soltanto il disegno di voler compiere in pienezza il già codificato. Il compimento al quale si riferisce il Maestro Gesù non è in ottica di revisione e tanto meno di aggiornamento, bensì è un approfondimento misurato sui messaggi che Gesù ha iniziato a diffondere nella sua missione; in definitiva sono messaggi di amore. E dunque il Maestro mira a ricondurre la legge nel cuore dell’uomo. Ed è così che la legge educa l’uomo nel profondo, in quanto lo raggiunge nel sacrario più intimo, là dove Dio interroga e l’uomo risponde. È nel severo e autentico tribunale della coscienza!
Così la complessità dei precetti permette di individuare l’unica legge alla quale tutto è rapportato: l’amore! È il servizio di amore e per amore. E quando sant’Agostino lancia la sfida con la sua brillante e suggestiva massima “ama e fa’ ciò che vuoi” non intende annullare ogni disposizione per rendere l’uomo libero da ogni legame e impegno di coscienza, ma mira a ricondurre tutto all’unico centro: al cuore. Questo è il fulcro e l’essenza di tutta la morale cristiana.
Qui si coglie la coerenza perfetta tra il pensare e l’agire, tra il volere e l’essere, dato che la verità dell’uomo è tutta nel suo intimo: “Ciò che esce dall’uomo, quello lo contamina – insegna saggiamente il Maestro Gesù –. È dal di dentro infatti, cioè dal cuore dell’uomo che escono i pensieri cattivi […]. Queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo” (cfr. Mc 7,20- 23). Il male e il bene viene dall’interno dell’uomo. E proprio questo è quanto precisa Gesù nelle antitesi: se si legifera di non uccidere, non è proibita solo l’uccisione e la violenza fisica, ma è proibita an- che la violenza interiore come l’odio, l’ira, il disprezzo, gli insulti…
Così anche, la novità assoluta del Vangelo non si limita all’assenza dell’odio tra fratelli e tra nemici, ma include la compassione, la misericordia, l’incontro, il perdono, l’armonia fra- terna, come dimostra Gesù in riferimento alle liti in tribunale. Il comporre le soluzioni nei litigi non costituisce un’offesa alla giustizia, ma la superano e la favoriscono. Ancora un altro concreto riferimento: non basta evitare l’adulterio, ma occorre porre attenzione allo sguardo, al desiderio, alle parole, alle vanità… per rimanere sempre e dovunque alla guida dei momenti da vivere.