Per riflettere prima della Messa: V Domenica di Quaresima, 22 marzo 2026 – Anno A

Risorti in Cristo Gv 11,1-46

Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono con- tento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro.

È una narrazione che troviamo presente unicamente in Giovanni; è il settimo e ultimo “segno” per presentare Gesù come fonte della vita (il primo segno è compiuto a Cana). Tuttavia per individuare la vera identità di Gesù bisogna credere per vedere e scoprire la gloria di Dio in Lui. Egli è colui che passando per le nostre contrade guarisce e restituisce alla vita, quasi che sia nemico della morte.

In realtà dove è Lui non c’è posto per la morte. Lo conferma anche Marta con la dichiarazione a Gesù: “Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto” (Gv 11,21). E proprio questa era la convinzione ben radicata nella generazione cristiana della prima ora. “Egli è il Principe (arkegòs) della vita” (At 3,15), di- chiarerà Pietro a Gerusalemme dopo il miracolo del paralitico.

Gesù risuscita Lazzaro ma vuol far comprendere che egli comunica ai vivi una vita che supera la morte. È una vita che quando arriverà la morte, la supererà. Ovviamente si riferisce alla morte seconda, cioè alla morte nel peccato. Per questo Egli può affermare: “Chi osserva la mia parola non vedrà mai la morte” (Gv 8,51); e ancora: “chi crede è passato dalla morte alla vita” (Gv 5,24).

Nel Vangelo apocrifo di Filippo si legge: “Chi dice prima si muore e poi si risorge, sbaglia. Se non si risuscita prima mentre si è in vita, morendo non si risusciterà più”. Dunque Gesù non è venuto a liberarci dalla morte biologica: questa rimane! Però san Paolo ci indica una via maestra là dove, scrivendo alla comunità di Corinto, afferma saggiamente: “Anche se l’uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno” (2Cor 4,16).

Il racconto della risurrezione di Lazzaro dunque è una piccola catechesi sulla morte inquadrata come comunione con Cristo Risorto. Pertanto la vita cristiana è progetto, è tensione, è cammino verso il giorno pieno della Pasqua. E Gesù “è venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). E sant’Agostino, con acuto intuito, conferma: Ideo resurrectio quia vita (“è risurrezione perché è vita”). Giustamente la letteratura cristiana designa il giorno della morte come il dies natalis, cioè come “il giorno della nascita” o come ri-creazione, nel senso che l’uomo viene da Dio e a Dio ritorna.

La risurrezione di Lazzaro infine vuole essere un passo ulteriore verso la fede. Più volte viene fatto riferimento al verbo “credere”: “Lazzaro è morto – dice Gesù ai Dodici – e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate” (Gv 11,14-15); “Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo”, dichiara Marta (v. 27); “Padre, perché credano che tu mi hai mandato” dice Gesù al Padre (v. 42); “molti dei giudei, alla vista di quello che egli aveva compiuto, credettero in lui” (v. 45).

Quando si parla di “credere” ci si riferisce al verbo ebraico amen, che rimanda all’immagine plastica di colui che poggia saldamente i piedi e, quindi, tutta la persona su una base sicura, solida, garantita. Proprio così! Per chi ha il dono della fede, Dio costituisce una base solida, robusta, sicura; per cui può poggiare tutta la sua vita in Lui; su di Lui può contare; di Lui si può fidare, in Lui può riposare ben sicuro di non essere deluso.

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