«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. […]».
Il brano del Vangelo di oggi fa parte del grande discorso di “addio” di Gesù ai suoi discepoli; il discorso è compreso tra il capitolo 13 (v. 31) e il capitolo 16 (v. 33). Il Maestro apre questo specifico testo con la ferma raccomandazione di non aver paura; garantisce che loro non saranno separati da Lui. Anzi, Lui stesso tornerà a prenderli (v. 3) per averli per sempre con sé. E loro conoscono già la “via”. Ma interviene Tommaso, dichiarando che loro non conoscono la via di cui Egli sta parlando; ed è a questo punto che Gesù risponde con un’ardita affermazione: “Io sono la via, la verità e la vita”. In nessun altro testo del Vangelo troviamo una così esplicita affermazione.
Io sono la via! Si noti: Gesù non dice “io sono come una via”; no! Ma si identifica con la realtà stessa che annuncia: Egli è “la via”. Ciò vuol dire che al di fuori di Lui c’è smarrimento, c’è disorientamento, si è fuori strada; senza di Lui non si raggiunge l’obiettivo prefissato, ma ci si perde in un labirinto di strade tutte sbagliate, senza una precisa meta. Pertanto egli non è una delle tante vie, ma è l’unica. L’autore della lettera agli Ebrei presenta Gesù che è la via nuova e vivente (Eb 10,20). È nuova perché, grazie al Cristo, tutti i battezzati hanno acquistato il diritto (un tempo riservato soltanto al sommo sacerdote) di entrare nel “santo dei santi”, cioè hanno il libero accesso a Dio in qualunque ora della giornata e della vita. È vivente perché Cristo ha trionfato sulla morte con l’evento della risurrezione; e dunque, attraverso la passione, morte e risurrezione, Egli ci ha aperto “la via verso il Padre”.

Io sono la verità! Non è una delle tante verità, ma è “la verità”. Il corrispondente greco è alètheia col significato di “svelare qualcosa che è nascosta, mostrare ciò che non è più nascosto”. Però nell’ottica giovannea, la verità “è l’essenza dell’essere che si svela; è il disegno salvifico di Dio che si è svelato in Gesù; è la verità rivelata”. In questo senso Gesù-verità “è da conoscere, da accogliere, ascoltare, possedere”. Ne consegue che al di fuori di Lui, io troverò soltanto errore, inganno, menzogna, smarrimento… L’uomo non può accogliere Gesù-verità “attraverso un semplice sforzo razionale e nemmeno attraverso uno sforzo ascetico, ma soltanto attraverso l’umiltà della fede, rinunciando alle orgogliose affermazioni del proprio io. E la verità non va cercata altrove, ma solo nella conoscenza e nell’incontro con Gesù di Nazaret” (B. Maggioni).
Io sono la vita! Gesù appare nel messaggio biblico come la vita in modo unico, infatti egli dichiara: “Io sono la risurrezione e la vita…; io sono la via, la verità e la vita” (cfr. Gv 11,25; 3,15); Egli è “il Principe (arkegòs) della vita” (At 3,15) che dona “la vita eterna”. Questa è “la vita divina” in quanto è partecipa- zione della vita del Figlio di Dio, è comunione vitale con lui. È Gesù stesso che ce ne dà conferma parlando del pane eucaristico: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna” (Gv 6,51.53-54). Dunque cibandoci dell’Eucaristia, noi facciamo l’esperienza di “un assaggio di eternità”. Pertanto, al di fuori di Lui non c’è vita, ma morte; ogni cosa della vita senza di Lui va verso il nulla, verso il non senso della vita.
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