Per riflettere prima della Messa: III Domenica di Quaresima, 8 marzo 2026 – Anno A

La samaritana: le sorgenti della vita: Gv 4, 5-42

Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».

Gesù qui fa catechesi, però non secondo lo schema di una predica o di un monologo, ma nella forma scenica di un dialogo. Qual è dunque il tema del dialogo tra Gesù e la samaritana? Non è l’acqua; non è neppure la conversione della samaritana. L’argomento è Gesù…! Nell’intero capitolo fa da sottofondo la domanda: chi è Gesù? Si avvia il dialogo e progressivamente si svela il mistero di Lui: prima è un deprecato giudeo, poi è uno più grande del nostro padre Giacobbe, poi è un signore, un profeta, il Messia, e infine il Salvatore del mondo.

Nel dialogo, Gesù insiste sulla differenza fra l’acqua del pozzo e l’acqua che Lui dona. La prima estingue la sete solo per un poco; l’altra invece “è una fontana zampillante generatrice di vita eterna”, sazia al punto da diventare fontana per gli altri (v. 14). Di fronte a queste dichiarazioni, la samaritana perde quota, non riesce a stargli dietro, non riesce ad afferrare l’intimo contenuto delle affermazioni. E tuttavia, ora, è lei che chiede acqua da bere: “Signore, dammi di quest’acqua, così non avrò più sete e non verrò più ad attingere” (v. 15). La donna non sa elevarsi al di sopra di quel bisogno immediato. Risulta evidente che lei neppure sospetta che vi possa essere un’altra acqua e un’altra sete. E tuttavia chiede al giudeo: “Da dove prendi dunque quest’acqua via?”.

Il discorso tra i due si porta su un terreno accidentato, difficile…; scende nel mondo interiore di lei: però, prima che lei si ritragga o si richiuda in sé, Gesù l’aggancia con una lode per la parte di verità che ha dichiarato: “Hai detto bene: Non ho marito. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito, in questo hai detto il vero” (vv. 17-18). Gesù apre e chiude con una lode. Implicitamente perciò le fa capire che Lui non è lì per accusare e condannare, ma per salvare. Egli non rifiuta nulla di ciò che è stato profanato. Il suo occhio guarda in fondo alla coscienza, ma è sempre un occhio discreto, rispettoso, benevolo.

Gesù lancia un’affermazione rivoluzionaria e apre un orizzonte nuovo, che prescinde da privilegi, precedenze e superiorità: fn qui, due montagne sacre (monte Sion e monte Garizim), due templi hanno diviso gli uomini. Ora Egli annuncia Qualcuno che è superiore alle montagne e ai templi e che deve essere adorato in spirito e verità. Il verbo “adorare” (proskinein) ricorre ben nove volte nei versi 20-24.

Questo verbo non indica l’espressione religiosa di qualche intenso momento spirituale della giornata dell’uomo, ma l’atteggiamento continuo di religiosità dell’uomo nei confronti di Dio; è l’atteggiamento che fa riconoscere il primato assoluto di Dio nei confronti dell’uomo, nella propria vita: Dio soltanto, Dio per sempre, Dio prima di tutto, Dio al di sopra di tutto.

Da questo quadro narrativo si deve concludere che è importante al superlativo l’incontro con Cristo. Non è mai un incontro di cortesia; è sempre finalizzato a cose precise, grandi, impreviste e imprevedibili. L’incontro cambia il corso della vita, cioè dopo averlo incontrato non si può più continuare a vivere come prima, come se non fosse successo nulla. Al contrario; cambia tutto! Egli imprime un ritmo e uno stile di vita completamente nuovi. È Lui che prende l’iniziativa e suscita in te bisogni sconosciuti; ed è ancora anche Lui che accende in te il bisogno di un’altra sete.

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