Per riflettere prima della Messa: III Domenica del Tempo Ordinario, 25 gennaio 2026 – Anno A
Cristo: Luce del Mondo Mt 4,12-23
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «[…] Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Gesù sceglie come sua nuova residenza Cafarnao, una cittadina di frontiera, sulla riva nord-occidentale de lago di Tiberiade. Questa è la sua nuova sede che ha anche l’onore di essere designata “la città di Gesù” (Mt 9,1) in concorrenza con Nazaret. Qui Gesù avvia il suo ministero missionario e viene presentato, con parole mutuate dal profeta Isaia nel celebre canto dell’Emmanuele, come luce divina, che viene a fugare le fitte tenebre del mondo: “Il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra tenebrosa una luce rifulse” (cfr. Is 9,2).
Con il pressante richiamo alla “conversione”, questa Luce annuncia chiaramente che intende rinnovare e trasformare ogni cosa. Notiamo che tra tutte le realtà del mondo che ci circondano, la luce è quella in cui Dio meglio riflette il suo mistero: forse perché la luce fa compagnia, rassicura, rasserena proprio come conferma il salmista: “I comandi del Signore danno luce agli occhi” (Sal 19,9); “Signore mio Dio, quanto sei grande! Rivestito di maestà e di splendore, avvolto di luce come di un manto” (Sal 104,1-2). L’apostolo Giovanni scrive nella sua prima Lettera che “Dio è luce e in lui non c’è tenebra alcuna” (1Gv 1,5). La luce assurge anche a parabola della vita: brilla splendidamente all’alba e si appanna al tramonto.
Gesù dunque è luce raggiante che illumina ogni uomo. E la liturgia delle festività natalizie ne dà conferma poiché è essenzialmente permeata di luce. Ma già l’evangelista Giovanni presenta il futuro Messia che è “luce degli uomini”! La luce splende tra le tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta; viene nel mondo la luce vera quella che illumina ogni uomo” (cfr. Gv 1,4- 5.8-9). Quando poi Gesù squarcia i cieli ed entra nella nostra vicenda umana, allora un grande splendore viene a fendere le nostre tenebre: “La gloria del Signore avvolse di luce (i pastori) (Lc 2,9). L’autore della Lettera agli Ebrei definisce Cristo Gesù “irradiazione della gloria” divina (Eb 1,3). E Gesù stesso, nell’atto di donare la vista al cieco nato, esclama: “Finché sono nel mondo, io sono la luce del mondo” (Gv 9,5).
La luce è altresì metafora della trascendenza e dell’immanenza divina, ossia allude alla distanza, all’alterità e alla superiorità di Dio e, nel contempo, allude anche alla sua prossimità e alla sua vicinanza, al Dio-con-noi. Ebbene il mistero del Cristo-luce continua oggi nella Chiesa: “Ciò che era visibile in Cristo – insegna san Leone Magno – è passato ai Sacramenti della Chiesa”. Cristo è ancora luce per noi; Egli continua oggi a rivelarsi; dai Sacramenti si irradia una luce divina.
Così ogni cristiano, se vive da figlio della luce, riflette sui fratelli la luce che Cristo gli dona nei Sacramenti. Ogni fedele risulta una lampada che illumina tutta la casa di Dio. Questa del resto è la missione specifica del cristiano secondo il mandato del Maestro: “Voi siete la luce del mondo!” (Mt 5,14).