Per riflettere prima della Messa: I Domenica di Quaresima, 22 febbraio 2026 – Anno A
Gesù e Satana a confronto Mt 4,1-11
Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». […] Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù […]». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se. gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, Satana! Sta scritto […]».
Le tre tentazioni subìte da Gesù sono costruite da Matteo in tre differenti scenari. La prima localizza l’insidia nel deserto, cioè nella desolata e aspra solitudine del Monte della Quarantena che si erge solenne nella vasta pianura di Gerico. Nei due successivi assalti di Satana, la scena si sposta prima a Gerusalemme sul pinnacolo del tempio, nella parte sud-est che cade a strapiombo per un centinaio di metri sulla valle del Cedron; e poi su una montagna altissima per una istantanea visione dei regni del mondo. Satana, “il principe di questo mondo”, come lo designa Giovanni (Gv 12,31), prospetta a Gesù tre forme di messianismo.
Nel deserto, luogo ideale dell’agguato del nemico, si svolge la prima tentazione: trasformare le pietre in pane. È un messianismo sociale, terreno. Se Gesù è veramente l’inviato del Padre dia conferma della sua messianità mediante un prodigio spettacola- re. Certo, durante la sua missione, Gesù si commuoverà per le folle bisognose di cibo e procederà alla moltiplicazione dei pani (Mc 6,33-44). Ma quando si accorge che vogliono proclamarlo re a furore di popolo, si nasconde e si ritira tutto solo sulla montagna (Gv 6,15).
Nella seconda tentazione, il nemico sollecita Gesù a essere temerario, imprudente, a provare a fare l’acrobata gettandosi giù dal pinnacolo del tempio. È un messianismo taumaturgico. Nella proposta di Satana viene anticipata la richiesta che durante la missione gli faranno le autorità religiose di Gerusalemme, gli chiederanno “un segno dal cielo” (Mt 16,1). Ma la risposta di Gesù è altrettanto decisa e convinta: non intende attirare lo sguardo del mondo compiendo prodigi inauditi. Egli intende salvare il mondo percorrendo la via indicata dal Padre, che è via di umiltà, di mitezza, di amor e di croce. Perciò non vuole abbandonarsi nel vuoto, bensì nell’amore del Padre.
Nella terza tentazione, i due sono su un altissimo monte e Satana gioca la carta che ritiene sia quella vincente, dato che “il potere” è la massima aspirazione di ogni comune mortale. È il fascino del potere assoluto. È un messianismo politico. Lo propone a Gesù, ma a una clausola: tutti i regni della terra saranno suoi se Egli accetta di riconoscerlo come suo vero dio. Gesù tronca ogni ulteriore possibilità di tentazione e lo caccia via: “Vattene, Satana!” (Mt 4,10). Gesù rivendica l’unicità di Dio e rifiuta ogni forma di idolatria e ogni forma di dominio.
A ben esaminare il testo, notiamo che Gesù ci insegna una strategia per riuscire vincitori nelle tentazioni. Egli replica alle tre sfide di Satana non con parole sue, ma attinge le risposte alla “parola scritta”, alla Bibbia! “Sta scritto…!”. Anche il cristiano deve fare ricorso alla potenza della Parola di Dio per riuscire vincitore negli scontri con il Maligno. La triplice tentazione inoltre ha un denominatore comune: separare Gesù dal progetto del Padre, ossia dal messianismo sofferente, umiliato e crocifisso, per inseguire un messianismo di gloria, di successo e di potenza.