Per riflettere prima della Messa: 20 luglio 2025, XV Domenica Per Annum – ANNO C
Le due sorelle di BetaniaC Lc 10, 38-42
In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù ascoltava la sua parola: Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”.
È un frammento di vita che non viene riferito da Luca col solo intento di informarci su un sereno e simpatico momento della vita di Gesù trascorso con la famiglia amica di Betania. Ma è sotteso l’intento di evidenziare la superiorità dell’ascolto della parola sul servizio dell’ospitalità. Il discepolo di ogni generazione deve ricordare che la sua caratteristica fondamentale è l’ascolto; a questo deve essere accordato il primato assoluto.
In questo quadretto lucano inoltre viene conferita maggiore forza espressiva al messaggio col ricorso del gioco dei contrasti: così, alla calma di Maria viene contrapposto l’agitarsi di Marta; alle molte cose che richiamano e assorbono questa, fa riscontro l’unica cosa necessaria di quella; ai molti servizi viene ricollegato l’impegno dell’ascolto. L’una è presa dalle cose terrene, l’altra è rapita dalle cose celesti; Maria ricerca “l’essere”, Marta è tutta impegnata a coordinare “il fare”; Marta ricerca che cosa può donare al Maestro, Maria è protesa verso ciò che può ricevere.
Marta è tutta presa dai molti servizi (v.40). Il servizio per lei è tutto; l’ha collocato al vertice dell’ospitalità ideale. Quasi che voglia dire a Gesù: Il mio amore per te è reso visibile in questi servizi. E tuttavia “sono servizi che l’assorbono e la distolgono da colui per il quale si affatica” (R. Maynet). È ansiosa, è agitata; soprattutto è sdegnata contro sua sorella, la quale si è sottratta al lavoro. Per questo, al colmo dell’irritazione e dell’agitazione, si intromette e protesta in modo risentito, pretendendo l’intervento di Gesù: “Dille dunque che mi aiuti!”. Ma Gesù non dice nulla a Maria! Invece ha qualcosa da dire a Marta: “Tu ti preoccupi e ti agiti…”. È precipitata nell’ansia, nel nervosismo per l’impressionante volume di cose che lei vuole affrontare e portare avanti.
Invece, Maria sedutasi ai piedi di Gesù ascoltava…! (v.39). Sedersi o accoccolarsi ai piedi di un Rabbi significava esserne discepolo, mettersi alla sua scuola per imparare la toràh, le tradizioni dei padri e anche la difficile arte del vivere quotidiano. “Ascoltava…!”. Il verbo all’imperfetto indica la continuità prolungata dell’attenzione al Maestro. Lei, dimentica del fratello e senza curarsi del febbrile lavoro della sorella, si dedica tutta all’ascolto. Ed è ben degna di lode, perché l’ascolto è così importante e indispensabile che Gesù lo colloca al di sopra dei legami del sangue. Infatti la nuova famiglia del Maestro è costituita da coloro che ascoltano e mettono in pratica la sua parola (Lc 8, 19-21).
L’ascolto deve rimanere come perenne lezione per la Chiesa la quale, nell’operoso impegno quotidiano dell’accoglienza e del servizio ai fratelli, deve far precedere e far prevalere l’ascolto. La Chiesa deve essere una comunità di ascolto per saper essere poi una comunità di amore e di servizio. Anzi il servizio e ogni altra attività deve scaturire da questo come acqua limpida da inesauribile fonte. Il discepolo non deve perdersi nell’attivismo, correndo il rischio di girare a vuoto. Ma nell’ascolto e nell’intima unione col Signore, deve attingere nuove energie per il servizio fraterno.