Per riflettere prima della Messa: 17 agosto 2025, XX Domenica Per Annum – ANNO C
"Fuoco sulla Terra..."! Lc 12, 49-57
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Sono venuto portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D’ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre;
padre contro figlio e figlio contro padre,
madre contro figlia e figlia contro madre,
suocera contro nuora e nuora contro suocera”.
Diceva ancora alle folle: “Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?”.
Sono venuto a portare il fuoco sulla terra…! Per ben tre volte ricorre la metafora del fuoco nel terzo evangelista. La prima volta è precisamente quando il Precursore Giovanni Battista annuncia il Messia che avrebbe battezzato in Spirito Santo e fuoco (3, 16); la seconda volta vengono coinvolti i due fratelli, Giacomo e Giovanni, i quali minacciano di invocare il fuoco dal cielo sui Samaritani perché non hanno voluto accogliere Gesù di passaggio nel loro villaggio (9, 51-56); la terza volta è nell’evento della Pentecoste quando lo Spirito scende su Maria e gli altri in forma di lingue di fuoco (At 2, 3).
Stando al Primo Testamento, anche la Parola di Dio è fuoco: “Ecco io farò delle mie parole come un fuoco sulla tua bocca” (Ger 5, 14); “la mia parola non è forse come il fuoco e come un martello che spacca la roccia?” (Ger 23, 29); “allora sorse Elia profeta, simile al fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola” (Sir 48, 1). Gesù nel Nuovo Testamento ha lanciato parole di luce e di fuoco; ha appiccato un incendio con la sua parola che nessuno è capace ormai di spegnerlo. La parola di Gesù è destinata a portare frutto; “è così viva e così nuova che rileggerla significa non tanto ricordarla quanto riscoprirla incessantemente. Appunto perché le sue parole non sono soltanto parole” ma sono soprattutto eventi (Sl. Garofalo).
C’è un battesimo che devo ricevere…! E come sono angosciato, finché non sia compiuto!” – Il verbo baptìzein nella forma verbale intensiva assume il significato di “immersione, sommersione”, per cui potremmo tradurlo “c’è una immersione nella quale dovrò essere immerso”; e “sono angosciato”: più precisamente questo verbo synekomai vuol dire “essere pressato, essere tormentato da una irresistibile tensione”. Gesù attende il momento della immersione nelle onde della sofferenza, nella passione e nella violenza. Ai due fratelli che aspirano ai primi posti, Gesù chiede se sono disposti a “bere il calice” e ad essere battezzati col battesimo col quale egli stesso sarà battezzato (Mc 10, 39).
Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? – A colui che incarna il Vangelo viene affidato un nuovo metro di misura, un nuovo criterio, nuovi valori. E salta il precedente rapporto dei legami familiari, tribali, razziali, politici…il discepolo di Gesù prende a celebrare, a coltivare e a vivere l’unico criterio dell’amore e del servizio al fratello. Ed è come se egli prendesse a parlare una nuova lingua in famiglia che i familiari stessi non comprendono affatto.
Il discepolo non cerca più il proprio interesse egoistico, perché in lui è cambiato tutto radicalmente, per cui prima viene il fratello e dopo viene lui; ama la verità e la pace e non accetta compromessi per il quieto vivere. Serve fedelmente la verità. E in nome della verità egli deve dare coraggiosa e aperta testimonianza, a fronte alta, disposto se necessario anche a pagare di persona.