Per riflettere prima della Messa: 14 settembre 2025, XXIV Domenica Per Annum – ANNO C
Il Padre Misericordioso Lc 15, 1-32
In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro” (…). Allora egli disse loro questa parabola: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E Padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto…”.
Il genio artistico di Rembrandt ha immortalato in una tela i tratti essenziali di questa parabola. Il quadro è esposto nel museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. In uno sfondo indistinto della tela si staglia la figura solenne del padre, avvolto in una cappa rossa; le mani (una di donna per simboleggiare la tenerezza e la dolcezza materna e una di uomo per indicare la fortezza e il coraggio paterno) poggiano sulle spalle del figlio minore quasi a proteggerlo dal giudizio dei malevoli o per impedire che se ne vada di nuovo.
Il figlio minore mette insieme tutte le sue cose e parte per un’avventura di libertà portando con sé tre magnifiche realtà: giovinezza, ricchezza, libertà. Ritenendosi padrone assoluto di se stesso vive da dissoluto (asòtos cioè “da non salvato, da pagano”). Però la festa dura poco!!! Il baldanzoso giovane ben presto si ritrova solo, abbandonato da tutti e privo di qualunque appoggio, tocca il fondo della sua miseria. Per lui c’è un brusco risveglio alla realtà. L’illusione si è mutata in una umiliante e cocente delusione. Si scopre povero di tutto: di affetti, di ideali, libertà, verità, dignità, amore. Ed è a questo punto che si affaccia in lui una struggente nostalgia della casa paterna.
Il ritorno a casa viene fotografato dal narratore con cinque verbi nei quali è protagonista il padre: “Quando era ancora lontano, il padre lo vide, commosso, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo coprì di baci”. Il versetto 20 costituisce la perla dell’intera Bibbia: è davvero commovente il gesto del genitore; qui manifesta la sua alta statura di mente e di cuore. Il figlio largamente rassicurato dalle manifestazioni d’affetto del padre, abbozza il discorsetto che si era preparato, ma il padre gli tronca in bocca le parole e si rivolge ai servi per impartire precisi ordini e dare il via a una grande festa, alla quale tutti devono partecipare.
Ma a questa festa manca il figlio maggiore al quale, di ritorno dalla campagna, gli giunge “l’eco della musica e delle danze” (v. 25); chiama un servo e si informa: “È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso” (v. 27). A questo punto esplode la reazione del maggiore, il quale si rifiuta decisamente di mettere piede nella sala bel banchetto. Anche ora è il padre che va incontro al figlio maggiore come prima era andato incontro al minore. Il verbo all’imperfetto (parekàlei, v. 28: “lo pregava”) fa pensare ai vari tentativi fatti dal padre per convincerlo a entrare.
Ambedue i figli sono lontani dal cuore e dalla logica del padre; ambedue sono fuori dall’orizzonte dell’amore; ambedue devono riscoprire la vera immagine paterna, la cui suprema aspirazione è di riunire a sé e tra di loro i due figli così da tornare a vivere in una famiglia unita e serena. Il padre ha una larga e intensa manifestazione di misericordia per ambedue i figli, perché sente una forte responsabilità nei loro confronti. Possiamo dire che è molto misericordioso perché si sente molto responsabile.