Lo scrittore e giornalista Roberto Zucchi: “Vi racconto l’incredibile vicenda di Pietro d’Abano, tra storia e mito”

“Mi ha sempre appassionato la storia della scienza – ha dichiarato l’autore –  particolarmente se legata al territorio. Quella storia impressa sulle pietre che calpestiamo senza avere la consapevolezza dei geni che l’hanno fatto prima di noi. In questo senso Padova, la mia città, è ricca di testimonianze eccellenti, grazie alla sua università, nata ottocento anni fa. Il mio primo romanzo, Siderea Crimina è stato infatti un giallo storico con protagonista Galileo Galilei durante il suo periodo padovano. Così, quando mi sono imbattuto in un’altra gloria locale ascrivibile allo stesso filone pre-scientifico, Pietro d’Abano, ho deciso che la sua incredibile vicenda non poteva non essere raccontata. Altri naturalmente lo avevano fatto, ma soprattutto con saggi. Che, basandosi sulla scarsa documentazione biografica (non esiste neppure un vero ritratto suo), lasciavano aperti moltissimi interrogativi sulla dimensione umana. Ecco, io ho cercato di risolverli. È stato come ricostruire un puzzle da mille pezzi avendone cento: gli altri ho dovuto crearli, attingendo sia alla storia che al mito”.

Roberto Zucchi
Roberto Zucchi

È con queste parole che Roberto Zucchi, scrittore e giornalista in passato responsabile dei settori Cultura ed Esteri e quindi caporedattore centrale del quotidiano “Il Gazzettino” di Venezia, ha commentato l’uscita di Mago bianco – Vite e segreti di Pietro d’Abano medico ed eretico (Il Prato Edizioni), la biografia romanzata del medico, astrologo, filosofo e mago vissuto tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo con cui è tornato in libreria.

 

Roberto zucchi, Mago Bianco
Roberto, perché si tratta di una vicenda incredibile?

Perché ci troviamo di fronte a un personaggio che, per quanto è ufficiosamente noto, fugge da Padova diciottenne in seguito a un delitto, vive diciassette anni a Costantinopoli, dove diviene un medico così famoso da essere chiamato a Roma, al capezzale di un papa. Poi passa altri dieci anni a Parigi, alla Sorbona, da insegnante di filosofia naturale, come allora venivano definiti gli studi medici. Infine torna a Padova dove ispira Giotto per le sue opere più famose e si confronta perfino su questioni astronomiche con Marco Polo. Questo settecento anni fa, quando anche solo mettersi in viaggio era un rischio fatale. Perciò il sottotitolo del libro parla delle vite, al plurale, di Pietro d’Abano.

E perché recita anche “eretico”?

Perché la sua filosofia, le sue idee e i modi di tradurle in pratica medica, nonché i suoi libri, sono già in embrione scientifici e quindi, per quei tempi, magia. Ad esempio le dissezioni umane, cioè le autopsie, sono una costante della sua ricerca, pur essendo proibite. Per non dire delle implicazioni teologiche: arriva a mettere in dubbio i miracoli e la resurrezione di Lazzaro, considerandolo un caso di epilessia. Per questo e altro ancora l’Inquisizione per ben tre volte cerca di portarlo sul rogo, accusandolo di negromanzia ed eresia.

Cos’è la medicina ai tempi di Pietro d’Abano?

Siamo tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, quando la medicina è al contempo superstizione e sforzo di comprensione del essere umano. Stregoni, “donne delle erbe” e reliquie miracolose convivono con gli interpreti degli insegnamenti di Ippocrate e Galeno, basati sulla teoria dei quattro umori. Vale a dire che la “complessione umana”, l’insieme di corpo e spirito, è in equilibrio se lo sono sangue, flegma, bile e bile nera, gli umori appunto contenuti nel nostro corpo. La malattia è invece segno del loro squilibrio. La chirurgia è praticata ancora da barbieri e macellai e la “dissezione” dei cadaveri a fini anatomici è fortemente osteggiata.

Alla fine l’Inquisizione riesce nel suo intento?

Circolano varie versioni: da quella della Chiesa, cioè sì, ad altre più leggendarie. In realtà non c’è nulla di certo. Io ho dato la mia, al lettore scoprirla.

In chiusura, quanto c’è di storico e quanto di fantastico nel libro?

Questa è una narrazione in gran parte di fantasia ma, per quanto possibile, ancorata a testimonianze e fatti storici. Un esempio: dei 112 personaggi, più di metà sono reali. Vale a dire uomini, donne, papi e sovrani che Pietro d’Abano ha incrociato o conosciuto. Per alcuni come Giotto, Marco Polo o Raimondo Lullo, è documentato, per altri siamo nell’ambito del verosimile.

Roberto Zucchi, giornalista e scrittore

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