“Giuro di servire fedelmente, lealmente e onorevolmente il Pontefice regnante e i suoi legittimi successori, di dedicarmi a loro con tutte le forze, sacrificando, se necessario, anche la mia vita in loro difesa”.
È questa la formula di giuramento che si tiene da tradizione ogni 6 maggio, per commemorare l’eroismo di 147 guardie svizzere, che morirono nel 1527, difendendo papa Clemente VII durante il sacco di Roma.
Anche quest’anno nel Cortile San Damaso del Palazzo Apostolico, le nuove reclute del Corpo della Guardia Svizzera Pontificia giurano sulla bandiera del comandante, promettendo lealtà eterna a Papa Francesco e ai suoi legittimi successori.
34 nuove guardie, dunque, che tendono le tre dita della mano destra verso l’alto nel segno della Trinità, mentre nella sinistra stringono la bandiera dai colori giallo, rosso e blu spartiti dalla croce bianca, dove spicca l’arme del comandante del Corpo in carica e gli stemmi del Papa regnante e di Giulio II, che ha istituito al quale si la Guardia Svizzera Pontificia, nel 1506.
Prestano giuramento alla presenza di mons. Edgar Pena Parra, sostituto alla Segreteria di Stato, in rappresentanza del Papa ed ai genitori, fratelli e sorelle, le famiglie delle guardie attive e alcuni rappresentanti dalla Svizzera.
Tutto in forma ridotta, a causa dell’emergenza Covid-19, ma sarà possibile seguire la cerimonia in streaming.
A rappresentare le autorità svizzere, il Presidente del Consiglio Federale, Guy Parmelin, dal Presidente del Consiglio Nazionale, Andreas Aebi ed il Presidente del Consiglio degli Stati, Alex Kuprecht.
23 guardie giureranno solennemente in lingua tedesca, 8 in francese, 2 in italiano ed 1 in rumancia, in base alla loro provenienza.
