Giornata Internazionale per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti, dal 2013 una battaglia iniziata dall’Onu
Oggi, 2 novembre, è la Giornata Internazionale per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti. Vittime che pagano per il diritto di cronaca, ma anche per le loro idee ed il loro interesse.
Si tratta di una giornata indetta dall’Onu nel 2013, in memoria dell’omicidio di due giornalisti francesi uccisi nel Malin. Si aggiunga, inoltre, il terribile massacro dei 30 giornalisti uccisi a Maguindanao, nelle Filippine, considerato come l’attacco mortale più grave della storia, compiuto contro i reporter
Quest’anno, dopo quanto accaduto il 16 ottobre a Malta, è dedicata alla reporter Daphne Caruana Galizia, uccisa da una bomba. La donna era una componente del team internazionale di giornalisti di inchiesta vincitore del pulitzer 2017 proprio per le rivelazioni sui Panama Papers. Le sue inchieste erano sulla corruzione, i traffici illeciti. Le sono costate la vita.
Numeri da bollettino di guerra. Secondo fonti delle Nazioni Unite i giornalisti uccisi nel mondo tra il 2006 e il 2017 sono stati oltre 1000, solo nel 2018 siamo a 78 vittime.
La verità non muore mai, pubblicare articoli di chi non c’è più o proseguire il loro lavoro, è l’unica forma di resistenza, quindi.
Del resto lo slogan dell’Unesco è molto chiaro e rende bene l’idea: “Un giornalista vince il Pulitzer, 100 vengono colpiti“.
Comunque, non dimentichiamo anche quelli che vengono feriti minacciati, arrestati e condannati per il loro lavoro.
Questa giornata da anni ha l’intento di porre fine all’impunità per questi crimini contro i giornalisti, perché come dice lo slogan #TruthNeverdies, la verità non muore, mai ma le persone sì.
Muoiono, è vero, ma continuano a vivere nel ricordo, nei loro articoli che testimoniano impegno serietà ed etica.
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