Funerali Fratel Biagio Conte, l’omelia del vescovo di Palermo Corrado Lorefice

Lo scorso 17 gennaio sono stati celebrati a Palermo i funerali di Fratel Biagio Conte, il missionario laico, il ‘mite lottatore’, il San Francesco dei nostri giorni,  morto il 12 gennaio.

Nella Cattedrale stracolma e fuori la città ha abbracciato l’amico degli ultimi, stroncato da un tumore. Una folla sterminata ha dato l’addio terreno a Biagio le cui spoglie riposeranno nella chiesa della Missione di via Decollati.

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Fratel Biagio Conte
Fratel Biagio Conte

Ecco, di seguito, l’omelia dell’Arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, che in alcuni passaggi non è riuscito a trattenere le lacrime:

Care Sorelle, Cari Fratelli, Eminenza Carissima, Fratelli Vescovi, Servitori delle Istituzioni Civili e Militari, Fratelli e Sorelle delle altre Confessioni cristiane e delle altre Fedi, Amiche e Amici tutti, benvenuti in questa chiesa cattedrale. Siamo qui oggi a celebrare l’Eucaristia per un uomo che ha fatto della preghiera fiduciosa nel suo Dio la bussola, l’asse portante, la stella polare della sua esistenza. Per questo noi stamattina non possiamo fare altro, dinanzi alla Parola che abbiamo appena ascoltato, se non provare a pregare con lui, a levare la nostra voce verso il Dio di Fratel Biagio, verso il nostro Dio. Lo farò io, da vescovo, per tutti voi e insieme a voi.

Ti ringraziamo, o Padre, perché hai rivelato ai piccoli il mistero della tua presenza e del tuo amore. Ti ringraziamo per il dono che hai fatto alla città di Palermo, alla Chiesa e al mondo: il dono di un cristiano. Il dono di un fratello che ha creduto alla tua Parola fino alla fine e fino in fondo. Noi stamattina ti ringraziamo o Padre perché lo abbiamo incontrato, perché ce lo hai fatto incontrare.

La nostra vita, la vita che tu ci hai dato, è fatta di incontri, [incontri] che sono come i fili di un tessuto che a mano a mano si intreccia e costituisce, di giorno in giorno, la trama della nostra esistenza. Noi siamo, in fondo, sin dall’inizio, sin dal grembo della nostra mamma, [noi siamo] gli incontri che facciamo. E quanto è stato importante per me, quanto è stato importante per tutti noi, per ciascuno e ciascuna di noi, per tutta la Chiesa di Palermo, aver incontrato Fratel Biagio, così come – ce ne siamo accorti più che mai in questi giorni – per tutti coloro che ha raggiunto col suo cammino e col suo sguardo, testimoni semplici e potenti del suo limpido innamoramento del Vangelo da saper turbare, interrogare, invitare altri all’innamoramento, quasi come fossero letteralmente capaci di spandere un profumo, il profumo di Cristo.

Quei suoi occhi pieni di cielo, potremmo dire prendendo a prestito le parole di Francesco, del Santo che più di ogni altro lo ha ispirato, ecco, quei suoi occhi “de Te, Altissimo, portavano (e portano) significazione” (cfr FF 263). Possiamo anche noi, stamattina, o Padre, cantare con il povero di Assisi: “Laudato si mi Signore per Fratel Biagio”. A Lui hai donato il tuo Spirito. Camminava lungo le nostre strade – e continuerà ancora a farlo – per donarci la certezza del tuo sorriso, della tua accoglienza, della tua giustizia, della tua preferenza per i poveri. Il suo sorriso, il sorriso di Biagio: sommesso e splendente, chiaro e profondo, intimo e aperto. Quel sorriso, o Padre, portava il segno della tua presenza, era una luce in cui riposare, uno spazio che ci era (e ci è) donato per vedere, con gli occhi del cuore, un’immagine del tuo sorriso accogliente sul mondo. Non il sorriso di circostanza di chi come noi tante volte preferisce l’ipocrisia alla verità. Non il sorriso superficiale e bonario di chi non discerne, di chi fa passare tutto, giustifica ogni cosa. Non il sorriso di chi si schermisce per non compromettersi. Bensì il sorriso di chi comprende il faticoso travaglio del mondo, di chi è pronto a dedicare la sua cura benevola ad ogni creatura e però su tutte predilige quelle che gli altri dimenticano, quelle che la storia calpesta: i più poveri, i più fragili, quelli che si sono smarriti e – come a Biagio stesso era accaduto – sono alla ricerca di una “via altra”. Per dire loro: io sono con voi, io non vi abbandono, io sorrido sulla vostra vita e la abbraccio, la assumo, la porto in grembo. E l’ingiustizia non sarà l’ultima parola.

 

 

Un lottatore che non ci abbandonerà mai

Perché Fratel Biagio, Padre, tu lo sai, era un lottatore. Un mite, potente lottatore. Lottava con l’arma del digiuno per tendere al massimo la sua forza umile e non violenta. Lottava così per insegnarci che è possibile combattere ogni forma di violenza e non essere violenti, portare la Croce di Cristo e la croce del povero, soffrire e donare gioia e speranza. Come ad insegnarci che i discepoli del tuo Figlio non sono sofferenti ripiegati su sé stessi in un mondo perduto, né gaudenti ignari del male, ma donne e uomini che nel dolore vivono e donano, al di là di sé stessi, la gioia della tua realtà, del tuo essere accanto a chi ha fiducia in te: “Perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro…” (Sal 15,10).

 Foto tratte dal web 

 
 

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