Emanuele Petri, il sacrificio di un poliziotto straordinario nell’ordinario. Intitolata una piazza ad Orvieto

Una piazza intitolata ad un servitore dello Stato, Medaglia d’oro al Valor civile.

Presso il polo scolastico  in località Ciconia  ad Orvieto è stato ricordato Emanuele Petri, il Sovrintendente della Polizia di Stato, ucciso il 2 marzo 2003 sul treno Roma-Firenze, all’altezza di Castiglion Fiorentino, da due brigatisti rossi. Un normale servizio sul treno che in pochi minuti si è trasformato in una strage. 

Ad accogliere il Capo della Polizia, Prefetto Franco Gabrielli  è stato il Questore di Terni Roberto Massucci. Nel sottolineare la drammaticità dell’episodio e la figura del Sottufficiale ucciso dai terroristi, rifacendosi ad una poesia di Erri De Luca, ha detto: “Considero un valore la stanchezza di chi non si è risparmiato. Emanuele, mentre non si stava risparmiando, incontra delle persone che lo uccidono e non torna più a casa. Il suo non risparmiarsi, il suo essere poliziotto gli è costata la vita. Ora dare un senso a questa storia spetta a noi”.

Quello che è emerge dall’incontro del 16 ottobre ad Orvieto è che il sacrificio di Emanuele Petri non è stato e non è vano. Lascia un monito, un esempio alle generazioni future alla luce, anche, di “Un momento in cui un cenacolo di disperati  immaginava in qualche modo di riportare il Paese al terrore di un tempo”, come ha ricordato il Prefetto Gabrielli.

Prefetto Franco Gabrielli

Significativo  il passaggio in cui il Capo della Polizia ha messo in evidenza l’importante ruolo nella società dei poliziotti : “Se sono qua oggi, lo devo anche a Emanuele Petri, ai colleghi di  quella mattina in maniera così ordinaria a sottolineare a volte il tema della straordinaria eccezionalità delle cose ordinarie”.

Nel ricordare la figura del sovrintendente ha aggiunto: “Un generoso che si prendeva cura delle persone più deboli, ma non solo quando vestiva una divisa, ma soprattutto quando quella divisa la dismetteva”.

Il prefetto Gabrielli ha anche sottolineato il costante impegno della Polizia di Stato in questo tempo così difficile, dove i poliziotti sono spesso oggetto di aggressioni ed ha affermato a riguardo: “Uomini e donne che indossano la divisa, che hanno a cura la sicurezza della società. Noi non abbiamo ragione di esistere perché esistiamo, noi abbiamo ragione di esistere, perché siamo servitori di quella sicurezza, di quella civile convivenza che è la base di ogni futuro, per ogni progresso”.

Un momento intenso, nonostante le misure distanziamento anti Covid-19, nel quale i rappresentanti del personale del  Commissariato di Orvieto, della Polizia stradale e della  Polizia Ferroviaria si sono  stretti accanto ai familiari del  sottufficiale ucciso: la moglie Alma Broccolini, ed il fratello Leopoldo Petri. Con loro anche don Stefano Puri, vicario del vescovo di Orvieto-Todi.

Presenti alla cerimonia  il sindaco di Orvieto Roberta Tardani, il prefetto di Terni Emilio Dario Sensi, il presidente Provincia Giampiero Lattanzi, il vice presidente della Regione Roberto Morroni ed  il presidente del consiglio regionale dell’Umbria Marco Squarta.

L’intitolazione, organizzata dal COISP, è iniziata con l’esecuzione dell’Inno nazionale dagli elementi della Fanfara della Polizia di Stato.

Presente una rappresentanza dell’Anps Terni con il presidente Maurizio Lucchi, e della Sezione di Orvieto.

Delegazione Anps Terni ed Orvieto
Delegazione Anps Terni ed Orvieto
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