Brigate rosse, chi sono i sette ex terroristi arrestati a Parigi

4490 persone rimasero ferite, hanno ucciso giudici, forze dell’ordine, dirigenti aziendali. Sono gli ex terroristi Rossi rifugiati in Francia, arrestati ieri, 28 aprile.

Dietro a tutto questo c’è un lavoro di anni tra Italia e Francia, per chiudere una delle pagine più  tristi, dolorose, violente e buie della storia italiana.

L’operazione “Ombre rosse” che ha visto la Direzione centrale dell’Antiterrorismo italiano e dell’Antiterrorismo francese insieme ha portato, dunque, all’arresto  di  sette dei dieci individui accusati di atti di “terrorismo rosso” risalenti agli anni ‘70 e ’80.

I sette fermati, ultra sessantenni, sono: Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella, Sergio Tornaghi, Giorgio Pietrostefani e Narciso Manenti. I tre ricercati sono Luigi Bergamin, Maurizio Di Marzio e Raffaele Ventura. 

La Francia, infatti negli anni tra il 1978 ed il 1982, era diventata un Paese di appoggio  per gli ex terroristi,  400-500 circa, in virtù della protezione giuridica della   dottrina Mitterrand. Ora li restituisce all’Italia.

Ecco chi sono:

Enzo Calvitti
ex brigatista, nato a Mafalda, in provincia di Campobasso. Deve scontare una pena di 18 anni, 7 mesi e 25 giorni e la misura della libertà vigilata per 4 anni per associazione sovversiva, banda armata, associazione con finalità di terrorismo, ricettazione di armi.

Giovanni Alimonti
ex brigatista. Tra i vari reati per i quali è condannato, anche il tentato omicidio del vice dirigente della Digos di Roma Nicola Simone,  il 6 gennaio del 1982 e durante il quale lui stesso rimase ferito al braccio. Deve scontare 11 anni, 6 mesi e 9 giorni e la libertà vigilata per 4 anni per banda armata, associazione con finalità di terrorismo, concorso in violenza privata aggravata, concorso in falso in atti pubblici.

Roberta Cappelli
ex brigatista,  responsabile di 3 omicidi avvenuti a Roma: quello del generale dei carabinieri Enrico Calvaligi, ucciso l’ultimo dell’anno del 1980, dell’agente di Polizia Michele Granato (9 settembre del 1979) e del vice questore Sebastiano Vinci (19 giugno 1981). Anche il ferimento di Domenico Gallucci (sempre a Roma il 17 maggio del 1980) e del vice questore Nicola Simone, il 6 gennaio del 1982, di cui è responsabile anche Alimonti, sono a suo carico. Deve scontare l’ergastolo con un anno di isolamento diurno per associazione con finalità di terrorismo, concorso in rapina aggravata, concorso in omicidio aggravato.

Marina Petrella
ex brigatista era ai vertici della colonna romana delle Br, guidata da Barbara Balzerani, durante i giorni del sequestro dello statista Aldo Moro. È responsabile dell’omicidio del generale dei Carabinieri Enrico Galvaligi, di cui è accusata anche Roberta Cappelli, del sequestro del giudice Giovanni D’Urso, avvenuto a Roma il 12 dicembre del 1980, e dell’assessore regionale della Democrazia Cristiana Ciro Cirillo,  a Torre del Greco il 27 aprile del 1981 e nel quale furono uccisi due membri della scorta, dell’attentato al vice questore Nicola Simone (insieme a Cappelli e Alimonti).

 

Sergio Tornaghi
milanese,  ex brigatista, tra i reati per i quali è stato condannato all’ergastolo  l’omicidio di Renato Briano, direttore generale della “Ercole Marelli”. Tra le accuse anche partecipazione a banda armata, propaganda e apologia sovversiva, attentato con finalità di terrorismo e eversione, detenzione e porto illegale di armi, violenza privata.

Giorgio Pietrostefani
è tra i fondatori di Lotta Continua, deve scontare 14 anni, 2 mesi e 11 giorni per l’omicidio del commissario di Polizia Luigi Calabresi.

Narciso Manenti
di Telgate, in provincia di Bergamo, è un ex dei Nuclei armati contropotere territoriale.  È stato condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’appuntato dei carabinieri Giuseppe Guerrieri, ucciso a Bergamo il 13 marzo del 1979. Manenti ha anche una condanna a 2 anni e 6 mesi per ricettazione, detenzione e porto abusivo di armi e a 3 anni e 6 mesi per associazione sovversiva e banda armata.

Foto tratta dal web

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