Caterina nasce a Siena, nel rione di Fontebranda, Contrada dell’Oca, il 25 marzo 1347. È l’ ultima dei 25 figli del tintore Jacopo Benincasa. A 20 anni le appare Gesù con Maria ed altri santi, le pone l’anello nuziale al dito e, in una successiva visione, le chiede di dedicarsi al rinnovamento della Chiesa.
Caterina così percorre le strade non solo della Toscana, ma dell’Italia.
Ad un suo interlocutore epistirale scrive: ” Non accontentatevi delle piccole cose. Dio le vuole grandi. Se sarete ciò che dovete essere metterete fuoco in tutta Italia!”.
A Pisa nella chiesa di Santa Cristina nel 1375 riceve le stimmate, quale segno della sua perfetta identificazione con lo Sposo crocifisso, stimmate che rimangono invisibili per significare i dolori soprattutto morali che avrebbe sopportato per l’unità della chiesa.
In un’Europa dilaniata da pestilenze, guerre, carestie e sofferenze, Caterina diventa per molti un vero e proprio punto di riferimento. Uomini di cultura, ma anche religiosi frequentano assiduamente la sua cella, tanto da essere ricordati come Caterina ti.
Caterina non ha mai temuto di richiamare il Papa, che definisce “dolce Cristo in terra”, alle sue responsabilità, pur avendo nei suoi riguardi grande riverenza.
Papa Urbano VI la chiama a Roma, dove si ammala, per poi morire il 29 aprile 1380. Canonizzata nel 1491, è dichiarata patrona d’Italia insieme con san Francesco d’Assisi nel 1939 e Dottore della Chiesa nel 1970 da Paolo VI.
Innamorata di Gesù Cristo, Caterina in una lettera scriveva: “Niente attrae il cuore di un uomo quanto l’amore! Per amore Dio lo ha creato, per amore suo padre e sua madre gli hanno dato la propria sostanza, egli stesso è fatto per amare”.
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