Il cognome materno al proprio figlio. È la proposta rilanciata dalla ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti.
La ministra sostiene che farà tutto il possibile e ritiene che il legislatore si faccia pienamente carico della “possibilità della scelta di consegnare alla storia in qualche modo il nome delle donne”.
Del resto, come ribadito dalla stessa Elena Bonetti, al convegno “Verso la parità formale e sostanziale: Gli strumenti. A 60 anni dalla sentenza della Corte costituzionale che aprì le principali carriere alle donne”, organizzato dalla Rete per la parità., la Corte costituzionale aveva sottolineato come ormai il cognome del padre fosse un retaggio patriarcale.
La Corte costituzionale romperebbe una tradizione millenaria quella, cioè, per cui un figlio deve prendere automaticamente solo il cognome del padre.
In Italia, al momento della dichiarazione di nascita per l’iscrizione del neonato nel registro comunale dello stato civile, viene assegnato il cognome.
Se, dunque, il bambino è figlio di una donna sposata prenderà sempre il cognome del marito, seguito poi da quello materno, qualora il padre fosse d’accordo. Invece, se la donna non è sposata ed il figlio viene riconosciuto dal padre al momento della nascita, prenderà il cognome del padre, seguito da quello materno se comunque i genitori sono d’accordo.
Se il figlio è stato riconosciuto dal padre in tempi successivi al riconoscimento da parte della madre, il figlio può assumere il cognome del padre aggiungendolo o sostituendolo a quello della madre.
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