Il 13 maggio del 1981 in piazza San Pietro, in mezzo alla folla, Ali Agca spara al Pontefice Giovanni Paolo II, con una pistola Browning. Il resto è storia.
Dopo quarant’anni, ancora non si sa da chi e perché è stato colpito Karol Wojtyla.

“Una mano ha sparato, un’altra mano ha deviato la pallottola“, aveva affermato il Pontefice che sopravvisse, nonostante gli stessi medici che lo soccorsero tra i quali il professor Francesco Crucitti, fossero scettici sul felice esito. Persino il medico personale del Papa, il dottor Renato Buzzonetti, chiese l’unione degli infermi per il Papa polacco.

La pallottola estratta è finita sulla corona della Madonna di Fatima, dopo un’operazione durata quasi cinque ore e mezza.

Il 27 dicembre 1983 Papa Wojtyla si reca nel carcere romano di Rebibbia, per visitare Agca e per perdonarlo.
Ali Agca, un ‘lupo grigio’ dell’organizzazione terroristica turca, nel corso degli anni ha fornito innumerevoli versioni contraddittorie e a volte inverosimili.
Eppure, dopo 40 anni, non c’è ancora la verità, la certezza della verità.

Resta, comunque, una maglia insanguinata e bucata proprio dai fori dei proiettili, grazie ad un’infermiera caposala.
Quel giorno, Anna Stanghellini, questo era il suo nome, quando si accorge che la maglia era stata buttata in un angolo della sala operatori, la prende e la ripone nel suo armadio.
Una reliquia significativa, che nel 2000, l’infermiera scomparsa quattro anni dopo, dona in occasione del Grande Giubileo, al convento delle Figlie della Carità, dove viveva, nel quartiere Boccea, che poi non è molto distante dall’ospedale romano che era diventato il “Vaticano terzo” come diceva scherzando Papa Wojtyla.
Si trova nella cappella “Regina Mundi” delle Figlie della Carità, a Roma. Tra l’altro, è oggetto di particolare devozione della parrocchia carmelitana Regina Mundi che i bambini della Prima Comunione, ricevano lo Scapolare della Madonna del Carmelo che è stato a contatto con la preziosa maglia di San Giovanni Paolo II.
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