25 aprile, nel ricordo di chi ha combattuto per la libertà. Lettera di Armando Amprino ai genitori

In questo giorno così significativo, data fondatrice della nostra storia, La Liberazione, nel quale è importante ribadire con forza i valori di libertà e giustizia sentendoci ora più che mai  uniti nel Tricolore, InfiniteRealtà.it propone ai lettori la lettera scritta da Armando Amprino ai genitori prima di venire fucilato,  riportata nel volume “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 – 25 aprile 1945)”, curato da Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli, Einaudi, 1952.

Armando Amprino nasce a Coazze (Torino) il 24 maggio 1924, fa il meccanico prima di arruolarsi tra i partigiani della Brigata Lillo Moncada, Divisione Autonoma Sergio De Vitis.

Partecipa agli scontri del maggio 1944 nella Valle di Susa e a numerosi colpi di mano nella zona di Avigliana. Nel dicembre I944 viene catturato da una pattuglia RAU (Reparto Arditi Ufficiali), alla Barriera di Milano in Torino e poi  viene tradotto alle Carceri Nuove di Torino.

Processato dal Tribunale Co.Gu. (Contro Guerriglia) di Torino viene  fucilato il 22 dicembre 1944, al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino da  un plotone di militi della GNR, con Candido Dovis.

Bandiera Italiana, Tricolore
Bandiera italiana, Tricolore

Dal Carcere, 22 dicembre 1944

Carissimi genitori, parenti e amici tutti,

devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt’e due, siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo innocenti. Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. Io sono sempre vicino a voi.        

Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir cosí… Ma, in Paradiso, sarò vicino a mio fratello, con la nonna, e pregherò per tutti voi. Vi sarò sempre vicino, vicino a te, caro papà, vicino a te, mammina.     Vado alla morte tranquillo assistito dal Cappellano delle Carceri che, a momenti, deve portarmi la Comunione. Andate poi da lui, vi dirà dove mi avranno seppellito.           Pregate per me. Vi chiedo perdono, se vi ho dato dei dispiaceri.              

Dietro il quadro della Madonna, nella mia stanza, troverete un po’ di denaro. Prendetelo e fate dire una Messa per me. la mia roba, datela ai poveri del paese.  Salutatemi il Parroco ed il Teologo, e dite loro che preghino per me. Voi fatevi coraggio. Non mettetevi in pena per me. Sono in Cielo e pregherò per voi. Termino con mandarvi tanti baci e tanti auguri di buon Natale. Io lo passerò in Cielo. Arrivederci in Paradiso.

Vostro figlio Armando

Viva l’Italia! Viva gli Alpini!

Foto tratta dal web

 

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