Di origini nobili, amante dei tornei e delle armi, era un soldato di ventura che tra una battaglia e l’altra, andava a caccia di lepri e cinghiali, fra i boschi della padania.
Per stanare le prede un giorno non esitò ad appiccare il fuoco ad un intero bosco, incenerendo i raccolti nei campi limitrofi. Il governatore di Piacenza condannò a morte il primo malcapitato trovato nei paraggi del bosco.
Fu allora che Corrado mostrò il suo lato migliore e cambiò vita. Vendette tutti i suoi beni e si ridusse in povertà. In accordo con la moglie, divenne terziario francescano.
Di santuario in santuario, con il bastone del pellegrino, arrivò fino allo stretto di Messina.

A Noto, nei pressi di Avola, trovò dimora stabile in una cella accanto alla chiesa di San Michele. La solitudine durò poco, perchè la fama della sua santità attirava i primi devoti. Così andò a rifugiarsi nella grotta dei Pizzoni, fuori città, dove morì nel 1354.
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