Aveva subito pestaggi e vessazioni continue, tra l’altro anche documentati da alcuni video pubblicati sui social, come da triste moda di questa società malata, da una baby gang di adolescenti.
È la triste fine di un senzatetto di 54 anni, Abdellah Beqeawi, noto con il soprannome di Filippo.

L’uomo, di origini marocchine, è stato il bersaglio del cosiddetto ‘branco’, che lo deriso, torturato, picchiato. L’ennesimo episodio, l’ennesima vittima.
Un fenomeno che si sta diffondendo a macchia d’olio, questo delle violenze ai senza fissa dimora. Secondo uno studio, più di 4 casi seguiti dai servizi, su 10 si tratta di donne vittime di violenza, 3 su 10 di persone vittime di discriminazione di genere, infine 2 su 10 sono minori stranieri non accompagnati.
Nel nostro Paese le conseguenze della crisi finanziaria scaturita dall’emergenza Covid-19, si sono riflesse proprio nell’impoverimento di vari strati della popolazione, che hanno riscontrato una grande difficoltà nell’ottenere o nel mantenere un’abitazione.
Per l’Istat, infatti, sono tra 49.000 e 52.000 le persone senza fissa dimora. I senzatetto sono potenzialmente più vulnerabili alla pandemia, tra l’altro. Nonostante ciò, l’Italia è sempre in ritardo nell’attuazione di una strategia nazionale coordinata, per proteggere, supportare i più fragili, dagli effetti potenzialmente devastanti causati da CoViD-19.
A questa cifra bisogna aggiungere il numero degli invisibili difficili da intercettare.

Una società civile se non segue la ‘cultura dello scarto’. A tal proposito sono un’ottima occasione di riflesdione: “Vite scartate”, “vite indegne” perché non rispondono al criterio di utilità. La società di oggi usa questo metro e smarrisce ciò che rende preziosa la vita umana. In questa situazione di perdita degli autentici valori, vengono meno anche i doveri inderogabili della solidarietà e della fraternità umana e cristiana”.
Foto tratta dal web