Nata a Catania, nei primi decenni del III secolo, in una ricca e nobile famiglia di fede cristiana, verso i 15 anni vuole consacrarsi a Dio.
Il vescovo di Catania accoglie la sua richiesta e le impone il velo rosso, indossato dalle vergini consacrate.
Quando vede questa giovane ragazza il proconsole della città Quinziano, se ne invaghisce, e proprio approfittando dll’editto di persecuzione dell’imperatore Decio, l’accusa di vilipendio della religione di Stato, ed ordina che venga condotta al Palazzo pretorio.
L’uomo non riesce in alcun modo a sedurla e così, inizia un processo contro di lei.

Interrogata e torturata Agata resiste nella sua fede: il proconsole Quinziano, in preda all’ira, ordina che le vengano strappati i seni con enormi tenaglie. Ma la giovane, dopo una visione, viene miracolosamente guarita.
Così, il proconsole ordina che venga bruciata, ma un forte terremoto evita l’esecuzione.
Agata viene tolta agonizzante dalla brace e, per ordine di Quinziano, viene riportata in cella, dove muore qualche ora dopo.
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