5 febbraio Sant’Agata, la martire della purezza che vince la violenza

Nata a Catania, nei primi decenni del III secolo, in una ricca e nobile famiglia di fede cristiana, verso i 15 anni vuole consacrarsi a Dio.

Il vescovo di Catania accoglie la sua richiesta e le impone il velo rosso, indossato dalle vergini consacrate.

Quando vede questa giovane ragazza il proconsole della città Quinziano, se ne invaghisce, e proprio approfittando dll’editto di persecuzione dell’imperatore Decio, l’accusa di vilipendio della religione di Stato, ed  ordina che venga condotta  al Palazzo pretorio.

L’uomo non riesce in alcun modo a sedurla e così, inizia  un processo contro di lei.

Martirio di Sant' Agata (1740), Chiesa della Trinità, Viterbo
Martirio di Sant’ Agata (1740), Chiesa della Trinità, Viterbo

Interrogata e torturata Agata resiste nella sua fede: il proconsole Quinziano, in preda all’ira, ordina che le vengano   strappati  i seni con enormi tenaglie. Ma la giovane, dopo una visione, viene miracolosamente guarita.

Così, il proconsole ordina che venga bruciata, ma un forte terremoto evita l’esecuzione.

Agata viene tolta agonizzante dalla brace e, per ordine di Quinziano, viene riportata  in cella, dove muore qualche ora dopo.

Foto tratta dal web

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