25 novembre, tra simboli e celebrazioni nel ricordo delle donne vittime di violenze fino alla morte

60 donne uccise dal loro partner od ex, rispetto alle 59 vittime dello scorso 2020. È il triste bilancio di un terribile fenomeno sociale e culturale che si perpetra ogni anno, purtroppo, sulle donne. Un fenomeno da contrastare in tutti i modi possibili ed in tutte le sue forme.

Dal primo gennaio al 7 novembre, nel nostro Paese, sono state uccise 103 donne, una ogni tre giorni, di cui 87 in ambito familiare-affettivo, e 60 di loro hanno trovato la morte per mano del partner o dell’ex partner.

Manifestazioni, convegni, eventi, pubblicazioni, scarpette rosse non bastano più: è la società che deve cambiare, perché alla base di tutto, c’è una grande ignoranza, una grande smania di possesso, frutto di discriminazioni, omertà, pregiudizi e soprattutto incapacità ad amare.

Niente e nessuno può giustificare un atto di violenza su una donna, figuriamoci un omicidio. Un gesto abominevole come il suo esecutore, perché ogni violenza compiuta su una donna, riguarda e colpisce ogni donna.

La ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, è chiara quando afferma: “È urgente intervenire alla luce dei dati che hanno visto un aumento della violenza sulle donne durante la pandemia” ed aggiunge: “Il covid ha amplificato e accelerato un fenomeno già esistente, la pandemia ha solo squarciato un velo su una verità pervasiva nel tessuto sociale del nostro Paese”.

E così eccoci a questo 25 novembre 2021, Giornata internazionale contro la violenza alle donne,  in ricordo di quel 25 novembre 1981, quando prende il via il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latino-americane e caraibiche. È da quel giorno che questo giorno viene riconosciuto come  data simbolo. Successivamente, con la risoluzione 54/ del 17 dicembre del 1999 è stata istituzionalizzata anche dall’Onu. Anno per anno, violenza dopo violenza, femminicidio dopo femminicidio siamo arrivate al riconoscimento della violenza sulle donne, come un fenomeno sociale da combattere, con la  Dichiarazione di Vienna del 1993.

Elina Chauvet
Elina Chauvet

Altra data significativa è quella del 2009, quando l’artista messicana Elina Chauvet ha ideato l’opera Zapatos Rojas. È questo uno dei simboli più rappresentativi e più usati, proprio per denunciare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza alle donne.

Zapatos Rojos Evelina Chauvet
Zapatos Rojas

L’installazione era  apparsa per la prima volta, davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez. Quella di Chauvet è anche una battaglia personale, con un tragico risvolto: vuole ricordare la sorella più piccola, uccisa dal compagno quando aveva 22 anni.

Eppure le donne danno la vita, sono il fulcro della famiglia, ricoprono ruoli determinanti nel mondo del lavoro, in ogni situazione sono sempre in prima linea. Una figura importante e determinante, la nostra, eppure ancora oggi subiamo violenze fisiche e psicologiche e spesso la morte.

Gianpietro Briola
Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis

 

Un ruolo sottolineato anche dal presidente nazionale AVIS Gianpietro Briola, (che da ‘avisina’ voglio citare),   sostenendo: “La figura della donna è centrale non solo nella vita familiare, ma in qualsiasi contesto socio-lavorativo. Provo molto rammarico nel dover constatare come, ogni volta, ci sia ancora bisogno di ricordare quanto le donne debbano essere rispettate. Una società che si proclama civile e solidale non dovrebbe avere necessità di ribadirlo di continuo. Saper vivere in pace e nel rispetto reciproco costituisce la spina dorsale della convivenza civile ed è tra i valori fondanti della nostra Associazione. Avis vede da sempre, nelle donne, punti di riferimento quotidiano per capacità, sensibilità e volontà. Sentimenti che nessuno ha il diritto di annientare e che anzi ciascuno di noi deve fare il possibile per preservare e rivendicare ogni giorno“.

Foto tratte dal web

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