Emanuela Orlandi, il 14 gennaio a Roma sit in per ricordare la ragazza scomparsa 37 anni fa
Un sit in per ricordare Emanuela Orlandi nel giorno del suo compleanno e non solo.
Perché il prossimo 14 gennaio verrà reclamato, ancora una volta, il diritto alla verità ed alla giustizia che ormai da troppo tempo è giusto che venga fuori.
37 lunghi anni dalla scomparsa di Emanuela la ragazzina che è diventata la sorella, la figlia di chi non ha dimenticato questa triste, quanto misteriosa pagina della nostra storia.

Era il 22 giugno 1983, quando a pochi passi dalla basilica di Sant’Apollinare, a Roma, a soli 15 anni la giovane studentessa figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, sparisce avvolta nel mistero.
Tante le piste, tante le ipotesi, tante le supposizioni. Dalla banda della Magliana, a quella del doppio rapimento Mirella Gregori-Emanuela Orlandi, passando per quella dell’orgia in Vaticano, (spaventosa ipotesi suggerita dall’esorcista Padre Gabriele Amorth) , per arrivare alle sue ossa in Nunziatura Apostolica Vaticana, successivamente, invece, al Cimitero Teutonico, (indagini archiviata nell’aprile 2020), ed alla fine spunta fuori la lettera di Alì Agca, il lupo grigio, dove sostiene che è stata rapita per motivi legati al Terzo segreto di Fatima, nel luglio 2019.

Il 14 gennaio dalle ore 17:00 alle ore 19:00, in Largo Giovanni XXIII a Roma, questo sit in proprio nel luogo dove Emanuela è stata vista l’ultima volta, per chiedere e pretendere giustizia, per rompere questo muro di omertà.
Come ha scritto il fratello Pietro Orlandi sul suo profilo Facebook : “Naturalmente qualora dovessero cambiare le disposizioni e dovessimo tornare in zona rossa, quindi nell’impossibilità che il sit-in possa svolgersi, sarete prontamente avvisati”.
Una storia della quale ancora non si riesce a vedere la fine. Rimane sempre più forte l’accorato appello della mamma di Emanuela, la signora Maria Pezzano Orlandi che nel 2018 scrisse una lettera alla figlia, in occasione del suo 50esimo compleanno, con tutto l’amore del quale è capace una mamma.
“Figlia mia, oggi compi cinquant’anni. Dovrei immaginarti con i capelli striati di bianco e qualche ruga in viso, ma non ci riesco. Ti rivedo sempre ragazzina, che mi corri incontro per darmi un abbraccio e un bacio dicendomi «ti voglio bene». Lo aspetto ancora il tuo abbraccio, così come aspetto sempre da un momento all’altro di sentire le prime note del «Notturno» di Chopin che suonavi così tanto bene e che mille volte hai provato a insegnare a Pietro senza troppo successo. Lui non è riuscito ad andare avanti nell’apprenderlo così come noi non siamo riusciti ad andare avanti nelle nostre vite da quando t’hanno strappata via da noi.
Ricordo ancora quando nel 1993 tuo padre, Pietro e io, dopo una segnalazione, partimmo per il Lussemburgo con il cuore in gola, certi di venirti a prendere in un monastero di clausura. Quando vidi quella ragazza, che per nulla ti assomigliava, fu per me come se ti avessero rapito una seconda volta: in un solo attimo sono passata dalla gioia più grande al dolore più profondo. Ti avevano strappato a me di nuovo dopo avermi nutrito della speranza di ritrovarti. Volli lo stesso incontrare quella ragazza, tramortita dal mio abbraccio disperato, che nulla sapeva di te e della nostra angoscia senza fine.
Ti abbiamo cercato per tutti questi anni e continueremo a cercarti. Non smetteremo mai. Non ci arrenderemo mai. Finché avremo forza, finché avremo fiato, finché avremo vita, tu sarai sempre il nostro primo pensiero. La mia speranza, mai sopita, è che chi sa cosa ti ha portato via dalla tua casa possa avere un rigurgito di coscienza e indicarci come ritrovarti. Auguri Lellè, buon compleanno figlia mia”.
