Era la notte di Natale del 1223, quando san Francesco, a Greccio, in provincia di Rieti, rievocava la Natività.
Una sorta di sacra rappresentazione vivente, con la celebrazione di una Messa dentro una stalla.

Ed è proprio Tommaso da Celano, il primo biografo, a riferire come Francesco volle “fare memoria di quel Bambino che è nato a Betlemme, e in qualche modo intravedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato; come fu adagiato in una mangiatoia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”.
Un evento nell’evento. Eppure narrato con la semplicità del “poverello di Assisi” , da cui si tramanda la suggestiva tradizione del presepio, fino ai giorni nostri. In definitiva la nascita di Gesù nella vita comune.
Come aveva detto ad un signore di Greccio, Giovanni Velita, Francesco chiede: ” Vorrei che in qualche grotta della montagna che possiedi facessi collocare una mangiatoia con il fieno e vi conducessi un bue e un asinello così come erano a Betlemme. La notte di Natale verrò lassù e, tutti insieme, pregheremo nella grotta”.

Cuore del Santuario di Greccio è proprio la piccola Cappella del Presepio, edificata nel 1228, anno della canonizzazione di San Francesco. Sotto l’altare si conserva la roccia che, secondo la tradizione, ospitò il simulacro del Bambino durante la rievocazione voluta da Francesco.
