Pino Scaccia, un mese fa la scomparsa del ‘gabbiano di frontiera’

Un mese fa, esattamente il 28 ottobre, ci lasciava Pino Scaccia, lo storico inviato in prima linea in tutto il mondo, per la Rai. Si  era occupato, in Italia, di mafia e terrorismo.

Senza ombra di dubbio un vero cronista di razza, un vero giornalista, un vero interprete di quei valori propri del Servizio Pubblico.

Chi vi scrive, lo ha conosciuto ed incontrato varie volte ad eventi, dove accettava il mio invito. A distanza di un mese dalle pagine di InfiniteRealtà.it vi propongo un suo articolo sul  ‘mitico’ blog  “La Torre di Babele”.

Pino Scaccia
Pino Scaccia

Pino Scaccia si definiva ‘un gabbiano di frontiera’, come ha sempre dichiarato, dopo aver letto la poesia di Vincenzo Cardarelli che parla, appunto, di un gabbiano il cui desiderio è di vivere in pace, ma il cui destino è quello di vivere costantemente in burrasca. Il destino che come disse in un’intervista “mi sono portato dietro sempre”.

Ciao “gabbiano di frontiera”, vola alto,  sei sempre nei nostri cuori.

di Pino Scaccia

Mi chiamo Felicita. Il nome me lo ha messo il mio amico Lupino che vado a trovare spesso a Scilla. Mi poso sul suo balcone, trovo sempre qualcosa da mangiare, come se lui mi aspettasse. In realtà sono una gabbianella. Chissà come ha scoperto che sono un gabbiano femmina, con i maschi non abbiamo grandi differenze, siamo gabbiani e basta. E’ confortante arrivare da lui quando il mare è grosso ed esalta gli scogli, è bello riposarsi per tipi come noi abituati a volare contro i venti. Ma ci riposiamo poco: diciamo di amare la quiete marina ma in realtà, per dirla con il poeta, il nostro destino è di vivere balenando in burrasca.

In fondo non è una brutta vita quella del gabbiano. Si sorvola il mondo, lo sfioriamo appena per acciuffare il cibo ma stiamo sempre in alto, sopra tutti. Lassù, sapete, non ci sono differenze. Non si distinguono i colori della gente, voi umani per noi gabbiani avete la stessa pelle. Che colore? Inventatevelo voi che avete sempre il problema di distinguervi, di notare le differenze. Per noi è semplicemente il colore della pelle, è tutto uguale come tutto il sangue è rosso. Per uno strano miracolo che solo a noi gabbiani può riuscire notiamo le differenze solo negli occhi. Eh sì, gli occhi non sono tutti uguali. Ci sono occhi neri come la notte, blu come il mare, verdi come l’erba, gialli come il fieno.

Una volta, volando da gabbiano di frontiera sopra una terra insanguinata dalla guerra, ho notato una bambina che aveva gli occhi color miele selvatico. Correva, stranamente felice, nonostante le bombe. Aveva una sola cosa più bella degli occhi, anzi due. Il sorriso. E la voglia di libertà”.

Pino Scaccia Laura Ciulli

Foto di Pino Scaccia tratte dal web

Non copiare il testo!