Coronavirus Fase 2 Polizia di Stato, intervista al dr. Massimo Improta

pochi giorni dalla fine del lockdown a causa dell’emergenza coronavirus e l’entrata della Fase 2 InfiniteRealtà propone ai lettori l’intervista al dirigente dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico Dott. Massimo Improta, della giornalista di Doppiavela21, Karolina Stranz. 

Qual’è stata la risposta delle Forze dell’Ordine?

La risposta delle Forze dell’Ordine è stata immediata e necessaria perché a fronte dei vari decreti che la presidenza del Consiglio dei Ministri ha dovuto diramare all’intera popolazione nazionale era necessario attivare dei controlli di sicurezza che potessero assicurare non solo il rispetto di quanto indicato dal Presidente del Consiglio ma anche sui distanziamenti sociali e sulla prevenzione per l’incolumità pubblica.

– E nello specifico quali sono stati i primi provvedimenti adottati dal suo ufficio per fronteggiare questa emergenza sanitaria?

I primi provvedimenti che sono stati adottati soprattutto per salvaguardare l’incolumità dei nostri uomini perché nessuno poteva garantire loro l’immunità dal contagio e quindi sono state diramate delle note esplicative su come si poteva essere contagiati e quali potevano essere gli strumenti e i dispositivi di protezione individuali idonei ad affrontare un cittadino senza conoscerne la salute che in quel momento avesse. E quindi abbiamo affrontato anche delle problematiche su più fronti delle quali la presenza negli uffici di troppe persone oppure il contatto umano, la vicinanza tra una scrivania e l’altra, la possibilità di viaggiare in macchina in modo sicuro senza dover pensare a isolare il passeggero dal guidatore.

– E quali sono state invece le criticità di questa situazione?

La criticità è stata il susseguirsi in una prima fase di più cose da affrontare e con una velocità di realizzazione che era dovuta alle richieste che il governo mano a mano che si andava avanti nell’emergenza aveva necessità di perseguire e di raggiungere. La criticità è stata soprattutto quella dell’approvvigionamento dei materiali per la prevenzione perché c’è stata una fase in cui le più grosse fabbriche e i più grossi distributori di sanificatori o presidi sanitari o di mascherine chirurgiche anticontagio non erano provvisti perché c’è stata una richiesta esponenziale in brevissimo lasso di tempo per cui non c’era offerta e c’era soltanto domanda quindi siamo stati in difficoltà anche noi ma siamo riusciti comunque ad arginare il problema tramite canali istituzionali, la Protezione Civile, servizio sanitario e quindi abbiamo affrontato in modo normale e adeguato senza discriminare nessuno dall’utilizzo di questi dispositivi.

– E quale è stato il tipo di supporto di cui il cittadino aveva bisogno in un momento così insolito e particolare?

Innanzitutto l’informazione; il cittadino non è uguale l’uno all’altro e non tutti quanti si appassionano all’informazione dei telegiornali o dei media o dei social e quindi spesso e volentieri abbiamo trovato delle persone anziane non in grado di poter stampare in casa un’autocertificazione e ci siamo premuniti di fornire loro dei modelli prestampati per poter essere alla pari degli altri nella documentazione necessaria per poter circolare secondo i primi casi che erano stati indicati quali motivi di lavoro, di salute per raggiungere il medico curante, motivi assistenziali e poi mano a mano tutte le altre cose che sono state diramate dal governo.

– Qual è stata invece la differenza nell’operatività degli agenti prima nella fase 1 e poi successivamente nella fase 2 dell’emergenza?

La fase 1 è stata caratterizzata da un calo vertiginoso della criminalità e penso che il Covid-19 abbia fatto paura anche al criminale comune e al criminale organizzato fermo restando che abbiamo avuto la prova che alcune tipologie di mercato illecito non si siano mai fermate ma, nei loro movimenti, siamo stati bravi a intercettarli perché poi si è fermato anche quello. Faccio riferimento soprattutto allo spaccio di sostanze stupefacenti; abbiamo individuato quali fossero le novità nel mondo dell’illecito per cui il trasporto della sostanza avveniva anche attraverso un normale corriere di trasporto merci o un corriere che portava alimenti a domicilio presso le abitazioni o, addirittura, attraverso i taxi. Però grazie all’intervento sia delle volanti che del personale della squadra mobile abbiamo subito posto rimedio a questo dilagare e quindi anche il mercato della droga si è fermato.

– Come ha vissuto questo momento così tragico e particolare il personale di Polizia?

Il personale di Polizia della Questura di Roma e soprattutto il personale che sta sulle autoradio non è tutto romano. Vivono in alloggi collettivi, vivono in caserma, vivono in alloggi privati ma le loro famiglie spesso e volentieri sono fuori dalla regione Lazio. Quindi il primo pensiero è stato quello di non poter raggiungere le loro famiglie, i figli per chi ne ha e i relativi partner ma soprattutto c’è stata una richiesta dettata anche dal buonsenso e da un’etica professionale che è stata quella di non allontanarsi per un doppio principio: il primo che era quello di non diventare noi stessi portatori di contagio girando alla pari di un qualsiasi altro cittadino quindi dovevamo rimanere nel nostro comune e il secondo è quello che se poi ci fosse stata una emergenza di mettere in quarantena uno dei nostri perché colpito dal virus doveva essere tempestivamente sostituito da altro personale per cui dovevamo preservare un’aliquota di personale tale che fosse a disposizione per qualsiasi evenienza.

– Il personale della Polizia di Stato in questi mesi ha fornito un sostegno enorme a livello psicologico alla cittadinanza però ovviamente aveva bisogno di essere sostenuto a sua volta da parte della dirigenza immagino.

Il corpo dirigente della Questura di Roma così come in altre città non è mai mancato nonostante la possibilità di potersi alternare con il vice dirigente delle varie articolazioni e ci sono stati uffici che non hanno aderito a questa alternanza per specifiche esigenze di servizio e operative. E’ il caso della Sala Operativa e dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico dove praticamente non ci siamo mai assentati se non per poche ore e per necessità umane come farsi una doccia ad esempio però c’è stato un periodo in cui la presenza è stata assidua, costante, sempre a fianco di ogni turno di servizio proprio per non far credere di essere mandati allo sbaraglio in una situazione emergenziale dove magari qualcuno poteva pensare che ci volessimo esimere dal prendere parte a una situazione così grave. Questo non è avvenuto e ritengo che il nostro personale abbia risposto adeguatamente – c’è chi ha lavorato sul riposo, c’è chi non ha fruito dell’alternanza, c’è chi non ha fruito della dispensa, c’è chi ha chiesto di lavorare perché sentiva la necessità di prestare il proprio ausilio. Tant’è che ci sono state anche tante manifestazioni di solidarietà tra organi di emergenza pubblica quali manifestazioni d’affetto nei confronti dei medici e infermieri dello Spallanzani oppure di altre strutture sanitarie dove veramente la percezione del dramma è stata palpabile vista la situazione tangibile della pericolosità del virus. Cosa che non è ancora terminata quindi ancora oggi abbiamo una situazione dove il personale sta ancora lavorando. Stiamo facendo rientrare alcune delle risorse che erano state messe in “smart working” oppure in alternanza perché con l’apertura degli esercizi commerciali e di una vitalità delle città che è tornata quasi ad essere “normale” se non fosse per le distanze e le mascherine abbiamo la necessità di avere forze in campo quindi i numeri anche per noi stanno tornando normali e non parziali.

– Quindi c’è stata una grande collaborazione tra le Forze di Polizia ed altri enti come il servizio sanitario del 118, il personale della Protezione civile, i Vigili del Fuoco, l’Arma dei Carabinieri?

Ricordo a chi ci ascolta e non dovesse esserne a conoscenza che in Sala Operativa presso la Questura di Roma esiste una piccola task force dove ogni giorno abbiamo un rappresentante del 118 che lavora insieme a noi per le emergenze sanitarie per accelerare i tempi di reazione anche nell’invio di un’ambulanza o di un soccorso per una maxi emergenza così come abbiamo un ufficiale di collegamento dell’Esercito Italiano per l’attività di sicurezza denominata “Strade Sicure” ad opera dell’esercito che ci coadiuva nelle vigilanze degli obiettivi sensibili, stazioni ferroviarie, nodi di scambio o obiettivi istituzionali. Ma questo va di pari passo anche con una collaborazione quotidiana con l’Arma dei Carabinieri, con la Guardia di Finanza e anche con i Vigili del Fuoco che sono stati sempre presenti, reattivi, forse in questa fase di Covid-19 meno impegnati di noi ma in questo momento anche loro stanno collaborando per delle verifiche sui distanziamenti e sulle norme di sicurezza che i vari decreti, soprattutto l’ultimo che ha riaperto a partire dal 18 maggio gli esercizi commerciali, ricettivi e di ristorazione fanno le verifiche insieme all’Arma dei Carabinieri con gestori di questi locali per accertare se sono in regola o meno. Anche loro hanno parecchio lavoro e sicuramente non ci hanno mai abbandonato quindi in qualsiasi momento ci sia stata la necessità di lavorare accanto a loro sono sempre stati presenti ed efficienti. “Never performance missed” come recita una frase presente sui mezzi dei Vigili del Fuoco americani – mai una performance è stata lasciata.

– E lei personalmente come l’ha vissuta questa situazione?

A livello personale da solo a casa per quelle poche ore che sono stato da solo; forse devo ringraziare il mio lavoro, la mia attività che mi ha permesso comunque di uscire e venire in un ambiente dove c’erano persone che avevano bisogno di essere gestite – il mio ruolo è quello di governarle, e poi per essere comunque “utile” a qualcuno e ho anche curato una parte della comunicazione voluta dal Questore Carmine Esposito che mettesse a conoscenza i cittadini del nostro operato per evitare dei dubbi sull’interpretazione dei vari decreti che si sono susseguiti. Sempre nel rispetto assoluto del cittadino e con una formula di avvicinamento e di “amicizia”, non di repressione. Non c’era nulla da reprimere ma solo da sanzionare chi ha fatto il furbo e aiutare chi ne aveva veramente bisogno.

– Secondo lei come cambierà la nostra vita, la vita di tutti i cittadini tra i quali anche i componenti delle forze dell’ordine nei prossimi mesi a causa di questa pandemia?

La preoccupazione che ci possa essere un ritorno di fiamma c’è, è indiscutibile ma non sono io a dirlo ma lo dice la scienza, lo dice l’organizzazione mondiale della sanità e la fase 2 si basa sul concetto di buonsenso da parte di ogni singolo cittadino e mi preoccupa la fase estiva – è una fase dove tutti sentiamo il bisogno di evasione, di mare, di sole, di suonare, di cantare e cenare in compagnia e di stare allegramente bene per poi riprendere un’attività lavorativa nei mesi autunnali. Quest’anno forse questa vacanza costretta ci dovrebbe far pensare che tutto sommato potremmo anche limitarci in qualche nostra necessità di aggregazione per tutelarci ancora durante il tempo necessario alla verifica dei vaccini che sono in via di sperimentazione quindi solo il vaccino dirà la parola fine alla pandemia ma per il vaccino ci vorrà ancora qualche mese. Dobbiamo fare appello al buonsenso di tutti nel rispettare le regole e soprattutto di frequentarci ma con giudizio, senza eccedere.

Foto tratta dal web

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