Raffaella Foresta: “Le persone che appaiono più forti sono spesso quelle che hanno imparato a nascondere meglio le proprie ferite”

Cosa accade quando le certezze vacillano e le maschere dietro cui ci siamo sempre nascosti iniziano a cadere? È da questa domanda che prende forma “Quando cadono le maschere”, il nuovo romance di Raffaella Foresta, una storia che intreccia passione, suspense e introspezione. Attraverso i protagonisti Ana Beltrán e Lucas Ortega, l’autrice racconta il coraggio di mostrarsi per ciò che si è davvero, andando oltre le apparenze e le difese costruite nel tempo.

Quando cadono le maschere Raffaella foresta infinite realtà.it Francesca Ghezzani
Nel romanzo il tema delle maschere sociali, lo capiamo già dal titolo, è centrale. Secondo te, quali sono le maschere più diffuse nella società contemporanea?

Credo che oggi siamo tutti, in misura diversa, abituati a indossare una maschera. Viviamo in una società che ci spinge a mostrarci sempre forti, realizzati, sicuri di noi, come se la fragilità fosse qualcosa da nascondere invece che una parte naturale dell’essere umano.

Le maschere più diffuse, secondo me, sono proprio quelle della perfezione e dell’invulnerabilità. Ci convinciamo di dover sorridere anche quando stiamo crollando, di dover dimostrare di avere tutto sotto controllo, di non chiedere mai aiuto. E i social, spesso, amplificano questa tendenza, perché mostrano solo la versione più luminosa delle nostre vite.

Ana Beltrán appare come una donna forte e privilegiata, ma nasconde profonde fragilità. Come hai costruito questo contrasto tra immagine pubblica e identità privata?

Ana è una donna che, agli occhi degli altri, sembra avere tutto: successo, prestigio, bellezza, potere. Ma proprio questo mi interessava raccontare: il fatto che l’immagine che mostriamo al mondo raramente coincide con ciò che siamo davvero.

Ho costruito Ana partendo da una convinzione molto semplice: le persone che appaiono più forti sono spesso quelle che hanno imparato a nascondere meglio le proprie ferite. La sua sicurezza non è una qualità innata, ma un’armatura. È il modo che ha trovato per sopravvivere in un ambiente dove mostrarsi vulnerabile significa concedere agli altri un punto debole da colpire.

Nel corso della storia quella corazza inizia lentamente a incrinarsi. Non perché Ana diventi improvvisamente fragile, ma perché incontra qualcuno davanti al quale non sente più il bisogno di fingere. Ed è proprio lì che nasce la sua evoluzione: quando capisce che il vero coraggio non consiste nel sembrare invincibili, ma nell’avere la forza di mostrarsi autentici.

Oggi assistiamo sempre più spesso al fenomeno della “vetrinizzazione” attraverso i social, con un equilibrio ancora più labile tra pubblico/privato e vita online/offline. Cosa ne pensi?

Credo che i social non siano il problema. Sono uno strumento, e come tutti gli strumenti dipende da come scegliamo di usarli. Possono avvicinare le persone, creare comunità meravigliose e far sentire meno soli. Io stessa ho conosciuto lettrici, che oggi considero parte del mio percorso, proprio grazie ai social.

Quello che mi fa riflettere è la tentazione di trasformare la nostra vita in una vetrina. A volte sentiamo il bisogno di mostrare una versione perfetta di noi stessi, quasi come se il nostro valore dipendesse dall’approvazione degli altri. E, senza accorgercene, finiamo per indossare una maschera anche lì.

È uno dei motivi per cui ho scritto Quando cadono le maschere. Volevo ricordare, prima di tutto a me stessa, che la vulnerabilità non è una debolezza, ma un atto di coraggio. Le persone che ci restano accanto non lo fanno perché siamo perfetti, ma perché siamo autentici.

Per questo, anche sui miei social, cerco sempre di lasciare spazio non solo ai traguardi e ai momenti belli, ma anche ai dubbi, alle difficoltà e a tutto ciò che rende una persona reale. Credo che oggi il gesto più rivoluzionario sia proprio questo: avere il coraggio di essere se stessi, anche quando sarebbe più facile interpretare un personaggio.

Ana e Lucas sono due personalità molto diverse. Come hai lavorato per rendere credibile il loro percorso di avvicinamento durante la stesura?

Ana e Lucas sono molto diversi in superficie, ma profondamente simili nell’anima. Entrambi hanno costruito delle difese per sopravvivere, solo che lo fanno in modi opposti. Ana controlla tutto perché teme di perdere ciò che ama. Lucas tiene le distanze perché ha paura di soffrire ancora. In fondo, entrambi stanno cercando la stessa cosa: un luogo in cui sentirsi finalmente al sicuro.

Per rendere credibile il loro avvicinamento ho cercato di rispettare i loro tempi. Non mi piacciono gli innamoramenti improvvisi o le trasformazioni che sembrano arrivare dal nulla. Preferisco che ogni gesto, ogni litigio, ogni silenzio lasci un piccolo segno e sposti, quasi impercettibilmente, l’equilibrio tra i personaggi.

Tra Ana e Lucas l’attrazione nasce subito, ma la fiducia è una conquista lenta. Prima imparano a vedersi davvero, poi ad abbassare le difese. È un percorso fatto di resistenze, errori, incomprensioni e piccoli atti di cura. Per me l’amore non è ciò che cambia le persone: è ciò che dà loro il coraggio di mostrare chi sono davvero.

Senza svelare troppo, se dovessi scegliere una scena del romanzo che rappresenta meglio il significato del titolo, quale indicheresti e perché?  

Ci ho riflettuto molto e, più che una scena precisa, penso a un momento del romanzo. Da quel punto in avanti cambia tutto.

Succede subito dopo la cena al ristorante tra Ana ed Eduardo. È lì che la storia imbocca una strada senza ritorno. Una strada fatta di verità scomode, rivelazioni e scelte che costringeranno tutti i personaggi a fare i conti con ciò che hanno nascosto, agli altri e a se stessi.

È da quel momento che le maschere iniziano davvero a cadere. Una dopo l’altra.

Dopo l’uscita di “Quando cadono le maschere”, quale direzione immagini per il tuo futuro letterario?

Spero di continuare a fare quello che amo di più: raccontare storie che sappiano emozionare e lasciare qualcosa nel cuore di chi le legge.

Quando cadono le maschere rappresenta un passo importante del mio percorso, ma non è un punto d’arrivo. Ho ancora tanti personaggi che aspettano di essere raccontati e tante emozioni che meritano di trovare spazio sulla pagina. Alcuni lettori sanno già che questo romanzo apre le porte a un universo narrativo più ampio, ma, allo stesso tempo, sto lavorando a nuovi progetti molto diversi tra loro.

Mi piace mettermi alla prova, cambiare ambientazioni, esplorare nuove dinamiche e nuovi personaggi, senza però tradire ciò che mi rappresenta davvero. Qualunque storia scriverò in futuro, ci sarà sempre un elemento che non cambierà mai: il desiderio di raccontare persone vere, con le loro fragilità, le loro contraddizioni e la straordinaria capacità di rinascere attraverso l’amore.

In fondo è questa la mia idea: non offrire ai lettori una fuga dalla realtà, ma un luogo in cui possano riconoscersi, emozionarsi e, magari, sentirsi un po’ meno soli.

Raffaella Foresta, infinite realtà. It Francesca Ghezzani

Non copiare il testo!