Annamaria Farricelli: “Vivo ogni premio con profonda riconoscenza, ma soprattutto come responsabilità”

Dopo il riconoscimento ricevuto a L’Aquila Capitale Italiana della Cultura, arrivati per Annamaria Farricelli, in questo torrido luglio, anche il Premio speciale Scriptura artistico letterario internazionale ritirato a Cetara il 17 luglio e quello del 24 luglio dedicato alla memoria di Edda Billi, assegnatole in una magnifica serata ad Anzio dedicata a tutti i mondi femminili.

Sta riscuotendo molto successo, infine, il suo ultimo lavoro letterario dal titolo “In un soffio d’Amore” (Ed. We). Scrittrice e poetessa apprezzata per la ricchezza dei temi e la cura del linguaggio, Annamaria esplora, nei suoi testi, molteplici aspetti dell’esperienza umana, intrecciando tradizione letteraria e sperimentazione narrativa.

Annamaria Farricelli Francesca Ghezzani infinite realtà. It
Annamaria Farricelli

Il suo percorso riflette un impegno costante nella diffusione e nella valorizzazione della parola scritta, rendendo AnnamariaFarricelli una figura significativa nel panorama contemporaneo della letteratura italiana. Le sue “creature” sono raccolte in sillogi, antologie, racconti, romanza, e “In un soffio d’amore” è un romanzo che potremmo definire a metà tra il saggio ed il racconto.

Storia e memoria si intrecciano ai sentimenti familiari nel suo stile poetico. Come può il ricordo delle nostre radici e della nostra famiglia d’origine salvarci dal senso di isolamento della società moderna?

La memoria è il filo invisibile che unisce ciò che siamo stati a ciò che siamo destinati a diventare. Le nostre radici familiari non rappresentano soltanto un passato da ricordare, ma una casa interiore in cui ritrovare forza, identità e speranza. In un tempo in cui tutto sembra provvisorio e i rapporti rischiano di diventare superficiali, il ricordo degli affetti autentici ci restituisce il senso della appartenenza e ci ricorda che nessuno cresce davvero da solo. Nei miei scritti la famiglia è il luogo dell’amore, ma anche delle prove, dei silenzi, dei sacrifici e del perdono: è lì che impariamo il valore dell’accoglienza e della condivisione. Custodire la memoria significa non smarrire la nostra umanità. Solo chi conosce le proprie radici può affrontare il futuro con il cuore saldo e continuare a costruire legami capaci di vincere la solitudine del nostro tempo.

La sua scrittura unisce emozione e profondità di pensiero. Ritiene che la poesia e la parola curata siano gli strumenti più efficaci per toccare le corde dell’anima e spingere il lettore verso una reale comprensione dell’altro?

Credo profondamente che le parole abbiano un’anima. Quando sono autentiche, scelte con cura e nate da un’emozione vera, riescono ad abbattere le difese del cuore e a creare un dialogo silenzioso tra chi scrive e chi legge. La poesia, come la scrittura più intima, non offre risposte definitive, ma apre varchi interiori, invita alla riflessione e ci rende capaci di abitare, anche solo per un istante, il dolore, la gioia e la speranza dell’altro. È lì che nasce l’empatia: nella capacità di riconoscersi in una storia che, pur non essendo la propria, diventa improvvisamente familiare. Se le mie parole riescono a suscitare questa vicinanza, allora la scrittura ha raggiunto il suo scopo più alto: trasformare l’emozione in consapevolezza e il sentimento in un ponte tra le anime.

La sua capacità di raccontare l’universo femminile le è valso prestigiosi riconoscimenti, tra cui il Maria Callas Tribute Prize NY a marzo scorso. Che valore ha per lei ricevere premi dedicati proprio alle donne, e in che modo sente che la sua opera “In un Soffio d’Amore” continua questo percorso di valorizzazione del mondo femminile?

Ogni riconoscimento è motivo di profonda gratitudine, ma quelli dedicati all’universo femminile hanno per me un significato ancora più intimo. Li considero un omaggio non solo al mio percorso di scrittura, ma a tutte le donne che, con forza discreta e straordinaria sensibilità, affrontano ogni giorno le sfide della vita senza rinunciare alla propria umanità. Il Maria Callas Tribute Prize NY ha rappresentato un incoraggiamento a continuare a dare voce a queste storie. “In un Soffio d’Amore” si inserisce in questo cammino raccontando donne che non si lasciano definire dalle ferite, ma dalla capacità di trasformarle in amore, dignità e speranza. Se le mie pagine riescono a far sentire una donna compresa, meno sola o più consapevole del proprio valore, allora credo di aver dato un senso autentico alla mia scrittura. Per me, raccontare il mondo femminile significa celebrare la sua inesauribile capacità di generare vita, bellezza e futuro, anche nei momenti più difficili.

Il premio anche come cassa di risonanza per il messaggio. Un premio letterario non è solo un traguardo personale, ma anche un potente riflettore acceso su un’opera. In che misura avverte che questi importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali stiano aiutando il messaggio profondo del suo libro – legato all’empatia e alla centralità delle relazioni umane – ad arrivare al cuore di un pubblico  sempre più vasto?

Vivo ogni premio con profonda riconoscenza, ma soprattutto come una responsabilità. Un riconoscimento non celebra soltanto un’autrice: offre nuova voce al messaggio racchiuso nelle sue pagine e gli permette di raggiungere persone che forse non lo avrebbero mai incontrato. Se “In un soffio d’Amore” oggi arriva a un pubblico sempre più vasto, il merito è anche di questi prestigiosi riconoscimenti che diventano una cassa di risonanza per valori nei quali credo profondamente: l’empatia, l’ascolto, la solidarietà, la forza dei legami umani e il rispetto della dignità di ogni persona. In un tempo in cui il rumore spesso prevale il dialogo, sento che la letteratura possa ancora essere uno spazio di incontro e di speranza. Se il mio libro riuscirà a far riflettere anche un solo lettore sull’importanza di prendersi cura dell’altro, allora ogni premio avrà il suo significato più autentico. Per me, il vero riconoscimento non è la targa che si riceve, ma il cuore che si apre a una pagina letta con emozione.

Foto di Marco Nardo

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