Per riflettere prima della Messa: XVIII Domenica Per Annum, 2 agosto 2026 – Anno A
Il pane moltiplicato Mt 14,13-21
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, re- citò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Il miracolo della moltiplicazione dei pani compiuto da Gesù ha evidenti richiami a episodi analoghi dell’Antico Testa- mento finalizzati a sostenere le speranze messianiche: al tempo del profeta Elia il pane e la farina si moltiplicarono, “e ne mangiarono Elia, la vedova e il figlio di lei per diversi giorni” (cfr. 1Re 17,9-16).
Così avvenne anche al tempo del profeta Eliseo: in un pe- riodo di grande carestia in Galgala, un uomo andò a offrire a Eliseo venti pani d’orzo e farro per cento persone; il Signore disse: “Mangeranno e ne avanzerà”, e in realtà così avvenne: “Tutti ne mangiarono e ne avanzò” (cfr. 2Re 4,43-44). L’evangelista Matteo mette a confronto i due profeti con Gesù, il quale con soli cinque pani sfama cinquemila persone; supera di gran lunga i due prodigi precedenti.
Gesù è il profeta per eccellenza; Gesù è il Messia e dunque con Lui sono giunti i tempi messianici, i tempi nei quali non bastano più i miracoli di guarigioni, ma trovano una risposta anche tutte le esigenze dell’uomo, come – per esempio – la fame, la sete, la salvezza. E la Chiesa dei primi decenni del cristianesimo si interessò sovente di questo episodio, tanto che gli evangelisti lo riferiscono per ben sei volte: due in Marco e in Matteo, uno in Luca e in Giovanni.
Il racconto di Matteo inoltre ha anche una valenza liturgica: il nuovo popolo di Dio si nutre di pane materiale, ma soprattutto di pane eucaristico: del corpo e del sangue di Cristo. Qui ci si ritrova nel racconto della istituzione dell’Eucaristia, dove vengono elencati fedelmente i cinque verbi che poi saranno della consacrazione nella celebrazione eucaristica: “Gesù prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli” (Mt 26,26). Gesù è il vero pane che risponde efficacemente a tutte le necessità del popolo di Dio.
Ecco il motivo per il quale la comunità cristiana delle origini ha letto, meditato e celebrato questo episodio designandolo con la segreta espressione di fractio panis (“spezzare il pane”) che leggiamo negli Atti degli Apostoli (2,42). L’autore degli Atti evidenzia anche il clima spirituale di quegli incontri fraterni: …prendevano i pasti con gioia e semplicità di cuore. Era la gioia di aver trovato il Signore e di aver trovato anche una comunità di fratelli; per cui quelle celebrazioni liturgiche erano ricche non solo di intensa fede, ma anche di forte calore umano.
Gioia e semplicità di cuore volevano esprimere la totale dedizione a Dio e ai fratelli. E questa è autentica comunione! “L’Eucaristia mentre ci unisce a Cristo – ci ricorda il Santo Padre Benedetto XVI –, ci rende membra gli uni degli altri: non siamo più divisi, ma una cosa sola con lui. La comunione eucaristica mi unisce alla persona che mi è accanto e con la quale forse non ho nemmeno un buon rapporto, ma anche ai fratelli lontani, in ogni parte del mondo […]. Chi riconosce Gesù nell’Ostia santa, lo riconosce nel fratello che soffre, che ha fame e ha sete, che è forestiero, ignudo, malato, carcerato” (Omelia del Corpus Domini 2011).