Leone XIII, il papa dei lavoratori

Uno dei pontefici che ha segnato la storia della Chiesa: Papa Leone XIII, al secolo Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci.

Nato il 2 marzo del 1810 a Carpineto Romano è il promulgatore di  una delle encicliche senza dubbio più rivoluzionarie: la “Rerum Novarum“, che ha contraddistinto una fase di svolta nella Chiesa cattolica. Si tratta del primo documento ufficiale  che si occupa delle  problematiche d’ordine sociale ed economico.

Enciclica Rerum Novarum Papa Leone XIII
Enciclica Rerum Novarum Papa Leone XIII

Una vera e propria difesa della giustizia sociale, una posizione netta e chiara, tanto che viene considerato il ‘papa dei lavoratori’. Scrive così, infatti:

Le cose del tempo non è possibile intenderle e valutarle a dovere, se l’animo non si erge ad un’altra vita, ossia all’eterna: senza la quale la vera nozione del bene morale necessariamente dileguasi, anzi l’intera creazione diventa un mistero inspiegabile“, dalla Rerum Novarum.

Successivamente saranno i documenti come  l’enciclica “Populorum Progressio” di Paolo VI, e la “Centesimus annus” di Giovanni Paolo II, a farsi carico di questa delicata questione.

Nonostante si pensasse che dovesse un pontefice di transizione, Leone XIII, riesce a cambiare i piani del conclave, le aspettative prospettate, fino al  predecessore alla sua morte, papa Pio IX.

Papa Leone XIII
Papa Leone XIII

Le sue origini sono aristocratiche, inizia gli studi a Viterbo, la città dei Papi, presso il collegio dei padri gesuiti, conseguendo il dottorato in teologia al Collegio Romano, nel 1832 a 22 anni, per poi entrare nell’Accademia dei diplomatici pontifici.

Il 31 dicembre 1837, viene ordinato sacerdote  e viene inviato come delegato apostolico inviato a Benevento e successivamente a Perugia. È un grande studioso di teologia, ma spazia anche negli studi filosofici e umanistici.

Dopo essere consacrato arcivescovo nel 1843, trascorre tre anni come nunzio a Bruxelles, dove si apre uno scenario europeo, nel quale maturerà poi le idee della ‘questione sociale’, a dir poco rivoluzionarie per quell’epoca.

Nel 1853, ritornato da qualche anno in Italia, arriva la nomina a cardinale. Sono anni difficili, caratterizzati dalle drammatiche vicende dell’ insurrezione perugina, la repressione dei soldati pontifici, per culminare all’ annessione dell’Umbria al regno sabaudo. Papa Pio IX lo nomina Segretario di Stato nel 1876, al posto del Cardinal Antonelli. Ma è il 20 febbraio del 1878 che sale al soglio pontificio, all’età di 68 anni.

Tra le sue Encicliche anche la Annum Sacrum del 25 maggio 1899, con la quale il Pontefice consacra l’umanità al Sacro Cuore.

Ecco di seguito il testo del discorso dell’Allocuzione di Papa Leone XIII ai parroci di Roma e ai laici romani della pia associazione della sacra Famiglia, di domenica, 28 gennaio 1894.

 

Ai parroci della città di Roma ed ai numerosi fedeli scelti nei quartieri.

Il Papa Leone XIII

 

Sullo scorcio di quest’anno, che grazie alla bontà divina non Ci fu scarso di conforti, la presenza vostra e i degni sentimenti espressi recano oggi una consolazione di più all’animo Nostro, o benemeriti sacerdoti, preposti in quest’alma città alla cura immediata delle anime. Il geloso uffizio, e lo zelo che ponete a ben compierlo, vi raccomandano in modo particolare alla benevolenza del vostro Vescovo. San Paolo, inteso a evangelizzare le genti, compiacevasi di coloro che con lui combattevano per la fede del Vangelo. E Noi similmente di voi Ci gloriamo, perché nella sollecitudine della Diocesi di Roma i cooperatori Nostri siete voi. Ministero di alto rilievo quello d’indirizzare e santificare le coscienze, che domanda però un corredo di qualità elette: zelo illuminato, fervorosa pietà, spirito d’abnegazione, longanimità, assiduità quotidiana. Alle quali virtù se non v’ha quaggiù rimunerazione che basti, mercede copiosa e sovrabbondante è loro riservata altrove: i nomi degli aiutatori dell’Apostolo erano scritti nel libro della vita: Quorum nomina sunt in libro vitae.

 

Al vedervi qui congiunti di luogo e di spirito a sì larga rappresentanza di parrocchiani, Ci sorride nella mente l’ideale della organica unità della Chiesa, compendiato molto bene dagli antichi nella conosciuta forma, plebs pastori suo coadunata; perché infatti la docilità ai pastori minori è il primo anello della necessaria soggezione ai maggiori, e al massimo. E per questo rispetto hanno agli occhi Nostri doppio carattere gli omaggi che tutti insieme, in consonanza di pensieri e di affetti, Ci rendete; palesano lo spirito di unità, ed offrono una testimonianza novella della filiale devozione che Ci porta il popolo di Roma; questo buon popolo, figlio primogenito del Nostro affetto, e che vorremmo fiorisse ognora dei più desiderabili beni.

 

Fate quindi ragione, quale amarezza inondi il Nostro cuore, ogni volta che poniamo mente alle malagevoli condizioni di Roma, aggravate per indiretto dalle condizioni generali della penisola. Auguriamo riparabili le angustie presenti, e sollecito il restauro dell’ordine, dove l’ordine fu turbato: ma intanto Roma soffre. È fuori del Nostro intendimento il riandare qui i tempi anteriori, quando la paterna provvidenza dei Papi dava alla Città non anni, ma secoli di prosperità onorata e tranquilla. Non era la felicità, perché né gli uomini, né gli umani istituti possono darla: era bensì una ragionevole agiatezza, sicura del domani, era un vivere riposato e composto, dove non mancava cosa a quello che si chiama benessere. Oggi, è evidente l’opposto. Si cogliesse almeno dalla dura esperienza questo costrutto, che s’arrivasse finalmente a vedere dove siano le origini prime del male, e dove il più possente rimedio. Poiché, è inutile dissimularlo, le rovine religiose, volute e operate a disegno, sono quelle che hanno aperto la via alla rovina morale e materiale, onde, non giustizia soltanto, ma senno politico sarebbe rifare il cammino a ritroso: riporre debitamente in onore la santa religione dei nostri padri e nostra; accostarsi con fiducia e senza sospetti a Colui che della religione tiene da Dio il magistrato supremo; giacché le parole di vita eterna, che egli possiede, hanno virtù di far prospera eziandio la vita mortale.

 

E appunto nell’intento di ravvivare e alimentare nelle moltitudini il sentimento religioso, Ci avvisammo, tra le altre cose, di dar vita alla Pia Associazione della sacra Famiglia, intesa, come sapete, a ritemprare cristianamente la società domestica, modellandola, quanto è possibile, al divino esemplare di quella di Nazareth. Si ha in mira così di promovere la virtù nel civile consorzio, mediante la santificazione della famiglia. Santa e proficua istituzione: la quale, se passerà incompresa presso gli uni che hanno smarrito o ripudiato il senso cristiano, renderà bene, se Dio vuole, i suoi frutti in tutti gli altri, che sanno comprendere e pregiare, com’è giusto, le armonie della fede.

 

E voi, che qui Ci rappresentate le romane primizie della pia Associazione, studiatevi di penetrarne lo spirito, di osservarne le pratiche e, se avete a cuore di cooperare al bene religioso e sociale, fatevene promotori ed apostoli.

 

Imploriamo intanto sopra tutti voi le più elette grazie del cielo: e ve ne siano pegno la Benedizione Apostolica, che a voi, alle vostre famiglie, con effusione di cuore impartiamo.

Fonte Vatican.va

Foto tratte dal web

 

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